Antibiotici del futuro: sono all’interno delle molecole dell’uomo?

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Antibiotici del futuro: sono all'interno delle molecole dell'uomo?

L’esigenza di essere in possesso dei cosiddetti antibiotici del futuro è ormai tanta; stando a quelli che sono i dati Oms, la resistenza agli antibiotici da parte di diversi ceppi batterici si sta facendo più alta. Questo perchè il grande abuso che si fa degli antibiotici porta l’organismo umano a ritenere abitudinario un certo tipo di comportamento, anche medico. Se è vero che si ha necessità di avere nuovi antibiotici, è anche vero – però – che questi possono essere ricercati proprio nel nostro organismo. Che l’organismo svolga da sè una funzione antimicrobica è noto, ma i ricercatori sono giunti a un’importante scoperta: gli antibiotici del futuro potrebbero essere all’interno delle molecole dell’uomo. 

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L’abitudine dell’organismo umano agli antibiotici: colpa degli abusi

Sono ormai 500mila – stando ai dati Oms – i casi di infezioni dovute alla resistenza agli antibiotici. Il motivo dello sviluppo di ceppi batterici sempre più in grado di resistere agli antibiotici è molto semplice: colpa degli abusi di medicinale che sono propri dell’uomo.

Come ha affermato Alberto di Donato“Molti antibiotici tradizionali risultano ormai inefficaci perché i batteri hanno capito come sopravvivere nonostante l’azione di queste sostanze, quindi l’obiettivo è di usare nuove categorie di molecole che sconfiggano i batteri”. Di Donato – della Federico II di Napoli – sarà il coordinatore di un’importante ricerca che potrebbe rivoluzionare la medicina.

Antibiotici del futuro: l’azione dei peptidi antimicrobici

L’azione dell’organismo umano è ottima dal punto di vista antimicrobico, è risaputo, ma i ricercatori dell’università di Napoli sono arrivati a una grande consapevolezza: gli antibiotici del futuro potrebbero trovarsi all’interno delle molecole umane.

In particolar modo, i peptidi antimicrobici potrebbero offrire una grande azione in questo senso. Da soli, però, non possono offrire un’attività antimicrobica. Per questo motivo – sfruttando anche le proteine dello stomaco in grado di distruggere i batteri di Salmonella e Escherichia coli – i ricercatori hanno pensato a un metodo per produrre peptidi sintetici: modificare i composti chimici in modo da migliorare sensibilmente l’attività antimicrobica.

Le parole di Alberto di Donato

Il progetto dà grande soddisfazione ai ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, rappresentati ancora una volta dalle parole di Alberto di Donato, coordinatore della ricerca.

“Cominceremo dalle parti delle proteine che agiscono contro i batteri – ha affermato Alberto Di Donato -. Le modificheremo chimicamente per rendere le proteine più forti e potenti”. Il procedimento potrebbe essere simile a quello adoperato in passato per i farmaci: “Anche in seguito alla scoperta della penicillina la chimica è stata in grado di creare modelli della molecola differenti da quelli da cui si era partiti”.

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