Arabia Saudita: cosa nasconde sulle riserve di petrolio

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Il figlio prediletto di re Salman, in Arabia Saudita, ha deciso di voler lanciare la più grande Ipo della storia per finanziare parte del Vision 2030 per liberare il paese dalla dipendenza dagli idrocarburi.

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Arabia Saudita: qual è la reale situazione

Il dati circa le riserve di petrolio saudite sono top secret già all’indomani della nazionalizzazione avvenuta nel 1980. Se il paese si svelasse muoverebbe un rischio di miliardi di risarcimenti chiesti dai famigliari di 800 tra morti e feriti negli attentati dell’11 settembre 2001, che hanno citato Riad accusandola di complicità con al Qaeda.

Tuttavia, parlare apertamente della situazione Aramco alzerebbe soprattutto un velo sulle stime, molto divergenti secondo le varie fonti, delle riserve di petrolio: un segreto di Stato da quando, nel 1980, Riad si liberò dal vincolo dei contratti di concessione ai grandi magnati americani stipulati negli Anni 30, svelandone tutte le quote e diventando l’unica proprietaria di Aramco.

Da allora le «riserve provate» dichiarate dai sauditi sono passate dai 110 miliardi di barili degli anni ’70 ai 260 miliardi di barili nel 1989: una quantità scoppiata di colpo e poi non variata per quasi 30 anni. Sempre nel report del 1979, le «riserve probabili» saudite erano indicate in 178 miliardi di barili e quelle «possibili» in 240 miliardi di barili. La equiparata portata dei dati provati del 1987 con le precedenti «riserve probabili» e poi dei dati del 1989 con le precedenti «riserve possibili» ha posto molti misteri a riguardo.

Per l’Arabia Saudita, oltre a un’autonomia di 70 anni, 260 miliardi di barili di riserve significa avere il secondo posto mondiale tra i produttori (dopo il Venezuela che ha però idrocarburi assai meno accessibili) davanti a Canada, Iran e Iraq, e al primato nella produzione.

Arabia Saudita, presto avanzerà processo di quotazione

Il quartier generale di Aramco è un deep State superprotetto e tecnologicamente avanzato, i cui vertici (con a capo due donne) rivendicano di aver alzato dal 1980 con una efficiente gestione e grazie alle conquiste tecnologiche, fino al 50% il tasso di recupero delle riserve di petrolio a disposizione e di puntare a salire al 70% (circa 80 miliardi di barili di riserve in più).

L’accentramento e il controllo informatico di tutto l’ indotto sarebbe possibile per una maggiore concentrazione di tutte le attività petrolifere, al contrario di ciò che avviene in altre compagnie. Da Dhahran, Aramco estrae anche greggio da remoto e come prossimi obiettivi assume più dipendenti millennial e l’aumento del tasso di produzione di gas e, in alcune aree, di petrolio.

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