Autocertificazioni ticket: dal caso della Toscana per capire cosa sono e come si fanno

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La CGIL ha contestato l’operato della USL Toscana Sud Est in merito ad una questione che riguarda il pagamento del ticket per le prestazioni ambulatoriali e farmaceutiche. Alcuni cittadini si sono visti recapitare delle lettere da parte della USL, che ha espresso chiaramente come, secondo i suoi riferimenti amministrativi, i cittadini avrebbero usufruito di indebite percezioni di erogazioni a danno dello Stato. E non è affatto una questione da niente, perché si tratterebbe di un reato penale.

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L’USL Toscana ha riferito che i cittadini avrebbero indebitamente autocertificato i loro parametri reddituali, per poter ottenere uno sconto sulle prestazioni sanitarie oppure per disporne in maniera totalmente gratuita. Secondo quanto afferma infatti l’articolo 316 Ter del Codice Penale, si incorre in una sanzione amministrativa, se si ottiene una prestazione indebita inferiore a 3.999,39 euro. Per importi superiori si può finire anche in carcere.

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Sulla questione è intervenuto Alessandro Mugnai, segretario provinciale della CGIL, che ha chiarito come a proprio parere l’azienda sanitaria possa avere esagerato. Infatti i casi di presunte indebite agevolazioni riguarderebbero soprattutto pensionati, lavoratori licenziati, che non avevano nelle loro intenzioni la volontà di danneggiare lo Stato.

Secondo Mugnai non si sarebbe dovuta applicare la mano pesante, mentre sarebbe stato utile inviare un avviso preliminare agli interessati, facendo riferimento anche alla loro buona fede. Ecco perché il sindacato chiede di annullare la contestazione e che il procedimento a carico dei cittadini sia archiviato.

Autocertificazioni per il ticket: cosa sono e come fare

Per conoscere il ticket da pagare e quindi capire in quale fascia si rientra, bisogna compilare l’autocertificazione per il ticket, come indicato nel sito autocertificazioni360.it. Le fasce di reddito sono 1, 2 e 3 e per documentarle occorre rilasciare un’autocertificazione del reddito familiare.

A rilasciare l’autocertificazione può essere un componente del nucleo familiare. Ma come fare in maniera precisa? Bisogna inserire nell’autocertificazione i dati personali del dichiarante, i riferimenti anagrafici, la data e il luogo di nascita, la residenza, il codice fiscale e, se possibile, anche un recapito telefonico.

Il dichiarante deve indicare a quanto ammonta il suo reddito complessivo lordo, individuando la fascia di appartenenza. La prima fascia comprende il reddito che va da 0 a 36.152 euro. La seconda da 36.153 a 70.000 euro, la terza da 70.001 a 100.000 euro. Naturalmente il reddito familiare è dato dalla somma di tutti i redditi dei componenti della famiglia.

Quindi ogni componente dovrà avere un’autocertificazione e quella complessiva si calcola sommando tutti i redditi. Il dichiarante è tenuto ad assumersi la responsabilità, anche di carattere penale, se rende delle dichiarazioni false. Infatti alla fine l’autocertificazione si conclude con la firma, che stabilisce la validità del documento.

L’autocertificazione deve essere accettata obbligatoriamente nell’ambito degli uffici della Pubblica Amministrazione. Se non si tiene conto di questa accettazione, gli stessi ufficiali pubblici possono andare incontro a sanzioni penali.

 

Gli unici che non possono fare l’autocertificazione per il reddito familiare sono coloro che sono esenti totali, per esempio in caso di specifiche patologie. Nel caso dei figli minori a rilasciare l’autocertificazione deve essere il genitore.

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