Brexit, Lord ottengono il veto sugli accordi di Theresa May: cosa prevede la mozione

Brexit, Lord ottengono il veto sugli accordi di Theresa May cosa prevede la mozione

Nuova doccia fredda per Theresa May nell’ambito della trattazione con Bruxelles per la Brexit, ovvero l’attuazione dell’art. 50 del trattato di Lisbona per l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea. Ieri sera infatti il partito dei Tories guidato dalla May ha dovuto registrare un’altra significativa se non sconfitta ma “limitazione” al potere d’azione nell’ambito dei negoziati di uscita con Bruxelles. Infatti al palazzo di Westminster, la Camera Alta ha chiesto ed ottenuto con una mozione passata in larga scala (366 favorevoli a 268 contrari) che mette il diritto di veto del Parlamento sulla Brexit, ovvero si riserva l’ultima parola sulla valutazione del contenuto degli accordi tra Theresa May e l’Unione Europea. Cosa prevede la mozione? Più precisamente la stessa mozione a favore del Parlamento prevede che, quando fra 2 anni (è questo il termine previsto dall’art. 50 del Trattato Ue) si concluderanno i negoziati tra Inghilterra ed Ue, entrambe le camere votino sugli stessi temi contenuti nell’accordo preservandosi il diritto di costringere la May ed il suo partito a tornare sui propri passi e rivederne la trattativa.

Approvato il voto del Parlamento sugli accordi Brexit

La mozione presentata dai Lord sulla Brexit mira a superare i “muri” già posti da Theresa May la quale aveva sì proposto un voto finale per le Camere ma si trattava di un voto che precludeva alle stesse di entrare nel merito della trattativa: o prendere così com’è- avrebbe detto- oppure l’Inghilterra esce dall’Ue senza alcun accordo, con tutte le conseguenze civili e burocratiche, oltre che negoziali, che ne possono derivare. Quella dei Lord è destinata a rimanere nella storia come una storica “vittoria”, forse di principio più che concreta, ma con la quale le Camere potranno opporsi legittimamente (attraverso il veto) a quelle intese che potrebbero risultare dannose per gli interessi nazionali.

“Se il presidente americano ha bisogno dell’approvazione del parlamento per firmare un trattato, non c’è niente di male a imporla anche al premier britannico”, ha afferma lady Ludford, il leader dei liberaldemocratici alla Camera dei Lord che ha così esortato i colleghi di votare come i lord, anche se ciò, a detta di lord Howell, potrebbe però significare una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro britannico. Il che, come d’intuito, potrebbe trascinare il Paese ad elezioni anticipate e questo prima ancora della definitiva Brexit.

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