Coaching medico, importante per superare la scoperta di essere malati

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Mai sentito parlare di coaching medico!? Eppure esiste dista facendo strada anche in Italia una figura professionale che aiuta i pazienti a superare la malattia il periodo di cura. La speranza di guarigione non passa mai, ma può risultare difficile convivere anche per molti anni con una patologia, il che porta spesso conseguenze psico-fisiche che il paziente e i suoi familiari devono affrontare.

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Coaching medico, Milano vive la prima esperienza

Giovanna Ferrante, presidente di Fondazione Renata Quattropani Onlus ha raccontato che «È a partire da queste premesse che è nato il primo servizio di medical coaching italiano. Un metodo innovativo dedicato ai pazienti onco-ematologici cronici e ai loro familiari, studiato per aiutarli a gestire le difficoltà pratiche e relazionali dovute alla malattia cronica».

Dover affrontare il confronto con la malattia, soprattutto se cronica, causa stati emozionali difficili da gestire per pazienti, familiari e istituzioni. Rabbia e difficoltà ad accettare il proprio stato sono solo alcune delle conseguenze emotive che si possono scatenare e che da soli non si possono superare.

Il primo caso di coaching medic si è avuto all’Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, un servizio di coaching per ciascun malato, che prevede dodici incontri collettivi, di circa 90 minuti ciascuno, che si svolgono nell’arco di sei mesi. In alcuni è prevista anche la presenza dei familiari.

Coaching medico: un aiuto a ristabilire l’equilibrio

Giovanna Ferrante spiega che «L’obiettivo è quello di fare in modo che malati e parenti riescano a trovare un equilibrio duraturo e sostenibile, per incrementare il loro benessere e aiutarli a riprendere hobby, vita sociale e attività quotidiane. Il medical coach aiuta il paziente a rimettere al centro la vita, la sua specificità di persona, facendo passare in secondo piano lo status di malato».

Attraverso questo tipo di figura, ci si concentra, per ogni paziente, sull’individuazione di obiettivi specifici e sulla definizione di un piano d’azione per raggiungerli. Viene messa al centro la singola persona (non la malattia) e le sue potenzialità.

Non vengono trattati gli aspetti medici e delle terapie ma si pone l’attenzione su problematiche quotidiane causate dalla malattia. Si parte dall’ascolto del paziente per aiutarlo a superare ostacoli e convinzioni limitanti, e per favorire maggiore consapevolezza e responsabilità.

 

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