Com’è cambiata la società con l’avvento degli elettrodomestici

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Chiunque abbia una persona anziana in famiglia può domandare come la società sia cambiata all’indomani dell’invenzione degli elettrodomestici. E una delle prime abitudini mutata in assoluto è stato il bucato: la nonna può infatti raccontare come un tempo si lavavano i panni, come si dosava il detersivo e come si strofinava nel caro vecchio lavatoio.

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Come si faceva il  bucato prima?

I panni una volta si lavavano attraverso il lavatoio, tutte le donne di casa si riunivano in cortile e a volte ci volevano anche due giorni per completare tutte le fasi di lavaggio (questo perché le famiglie erano numerose, e in quanto tali i panni accumulati erano davvero tanti).

Una passione per il lavatoio, che oggi sta tornando nuovamente a prendere e coinvolgere le donne che arredano caso. Su e-commerce come www.bagnoitalia.it, sono infatti disponibili modelli di lavatoio ideali magari se in casa facciamo l’angolo lavanderia o se sul terrazzino vogliamo una presa d’acqua.

Ma tornando al passato, le donne si alzavano di buon’ora, raccoglievano i panni sporchi in un cesto e si apprestavano a recarsi vicino i lavatoi. In epoche ancora più remote si bolliva l’acqua insieme la cenere  del camino (o del braciere) per sbiancare i panni bianchi. Se poi le macchie erano troppe si faceva una specie di prelavaggio, sfregando con forza i capi aiutandosi con una spazzola e con il sapone di Marsiglia.

A questo punto le donne si munivano di un mastello in legno, dotato di un buco sul fondo, e sospeso su un’alzata (un treppiedi). Invece, nelle vicinanze del foro si metteva il secchio che serviva a raccogliere l’acqua di scolo.

Quali erano le fasi del lavaggio

Dopo aver messo i panni nel mastello, li si coprivano con un lenzuolo vecchio, che aveva il compito di fare da filtro dato il contatto con la cenere.

Su di questo lenzuolo infatti si lasciava cadere adagio di volta in volta un po’ di liscivia, che bagnava lo stesso il bucato e l’eccesso finiva nel secchio sotto il mastello. Si sciacquava e risciacquava finché l’acqua di scolo del secchio non diventava completamente trasparente.

Arrivava poi il momento di appoggiare gli assi di legno sull’apertura del mastello, in tal modo si preservava la temperatura dell’acqua e i panni, poteva accadere, venissero lasciati in ammollo per una notte intera. Se così era il giorno seguente si ricominciava un’altra giornata di lavoro, il bucato andava strofinato per bene usando la spazzola e poi ci si recava al lavatoio per sciacquare il bucato. Nella migliore delle ipotesi c’era una tavola di legno nel lavatoio dove sfregare i capi, così da eliminare il sapone e la cenere, e poi si strizzavano per essere stesi.

Altro che centrifughe, altro che risciacquo e lavaggio veloce. Le donne “lavandaie” non avevano nulla da invidiare alle lavatrici moderne, la loro giornata di lavoro era quella e al lavatoio comune era una scusa per fermarsi a chiacchierare con le altre

E forse oggi, nonostante la velocità e la tecnologia all’avanguardia delle moderne lavatrici, il profumo del vero sapone di Marsiglia, il lavaggio in compagnia, non potranno mai cedere il posto ad una macchina automatizzata che non prova emozioni.

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