Cresce di molto l’imprenditoria straniera in Italia

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Siamo in un momento di grande incertezza dal punto di vista commerciale e di imprenditoria in senso più generale. La pressione fiscale notevole, al tetto UE in Italia, i consumi ridotti, vincoli burocratici con diecimila balzelli di ogni genere, dalla tassa sull’ombra al pagamento della tassa sulla pubblicità per i menù esposti, fino anche alla tassa Siae per la foto del fondatore dell’attività esposta in vetrina, sembra che si stia facendo tutto il possibile perché le persone rinuncino a mettere in piedi un’attività o chiudano quella esistente.

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In Italia, però, in contro tendenza, si sta registrando un incremento notevole dell’imprenditoria straniera che è cresciuta del 65% in cinque anni. D’altra parte, chi abita nelle città più grandi lo vede senza bisogno di statistiche; Negozi di alimentari esotici, bengalesi, cinesi, indiani, arabi, ormai dove si tira giù una saracinesca, si riapre con un negozio gestito da stranieri. In netto incremento anche i ristoranti etnici, mentre è in calo il fenomeno dei bar gestiti da cinesi che ha visto negli anni scorsi un vero boom nelle città.

Chi sono quelli che intraprendono la via di una nuova attività? In percentuali variabili tra il 34 e il 37% sono in ordine decrescente Nigeriani, Senegalesi e Bengalesi. Peraltro la crescita esponenziale di presenza di immigrati dall’Africa e dal Bangladesh non poteva non comportare anche l’apertura di attività dove gli immigrati possono trovare prodotti e piatti tipici del loro paese. In lieve flessione l’attività di commercio al dettaglio gestita da cinesi che stanno spostando di più la loro attività verso il commercio all’ingrosso e l’imprenditoria industriale.

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