Digos perquisisce palazzo Via Curtatone: occultati timbri con sigillo di Stato

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L’edificio gestito dalla Se.A e sgomberato dai migranti sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Via Curtatone, dopo gli sgomberi migranti ecco la Digos

Presso lo stabile di Via Curtatone a Roma vi è fondato motivo di credere che siano stati occultati timbri con il sigillo di Stato, documenti riportanti timbri dello Stato, nonché ricevute di pagamento per soggiorni di cittadini stranieri clandestini. E’ quanto emerge dal decreto di perquisizione autorizzato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e in via di esecuzione da parte degli agenti della Digos. Dopo i fatti vergognosi accaduti durante lo sgombero di migranti e rifugiati, ecco un’altra tegola in testa per l’amministrazione Raggi e per la Se.A: in attesa di approvare le nuove regole sugli sgomberi, ecco cosa hanno trovato gli agenti della Digos.

Perquisizione Digos, occupazioni illegali

La perquisizione dell’edificio gestito dalla Se.A e sgomberato giovedì scorso con metodi poco ortodossi, come aver usato gli idranti verso i  migranti, rientra nell’indagine della Procura di Roma e la Digos su un presunto racket degli affitti dei posti letto. Il sospetto è che qualcuno, forse collegato ai movimenti di lotta per la casa, abbia gestito l’occupazione pensando ai propri interessi invece che al benessere delle famiglie degli ormai sgomberati.

Digos accusa gestione di Via Curtatone di favoreggiamento immigrazione clandestina

La proprietà all’interno aveva rinvenuto delle ricevute di subaffitto di migranti e profughi, i quali avrebbero pagato per avere un tetto sopra la testa, un diritto in quanto sono in possesso di regolare permesso di soggiorno. La Procura di Roma, a questo punto, ha aperto un fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina oltre a occultamento e contraffazione di documenti di Stato. Lo stabile di Via Curtatone, nella Capitale, è gestito dalla società Se.A: nei prossimi giorni saranno sentiti rappresentanti del Comune, bloccati durante l’esecuzione di un censimento dal servizio d’ordine dei rifugiati.