Dipendenti statali: Al via la riforma Madia

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riforma madia

Al via la riforma Madia dei dipendenti statali della pubblica amministrazione. Rispetto al primo passaggio a Palazzo Chigi di due mesi fa, ci sono delle novità: il dipendente pubblico potrà essere licenziato se per tre anni di seguito otterrà una valutazione negativa. Spazio poi ai precari storici che hanno raggiunto e superato quota 50 mila. Il passaggio delle visite fiscali dalle Asl all’Inps slitta a settembre.

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Marianna Madia ha dichiarato: “abbiamo bisogno di riaprire le assunzioni nel pubblico impiego, far entrare i giovani ma non di qualunque professionalità, di quelle che servono, per far arrivare servizi ai cittadini”. Spazio ai giovani quindi per superare il precariato e il cattivo reclutamento ereditato.

Ci sono nuove regole per i licenziamenti, che passano da 6 a 10: erano già previste le false timbrature e le assenze ingiustificate, ora ci sono anche le grave e reiterate violazioni dei codici di comportamento, le costanti valutazioni negative e “lo scarso rendimento a causa di ripetute violazioni di obblighi per le quali è stato già sanzionato”. La valutazione sarà fatta sotto forma di una sorta di pagella che il dipendente statale riceverà a fine anno. Il licenziamento può scattare se il lavoratore viene “bocciato” per tre anni di seguito. L’indennizzo poi, per casi di licenziamento per causa ingiusta e reintegro deciso dal giudice, non può superare i due anni di stipendio.

Cambiano anche i concorsi pubblici. Diventa obbligatoria la conoscenza della lingua inglese. Inoltre darà punteggio anche il dottorato che in certi casi sarà obbligatorio. Infine dall’anno prossimo partirà il piano per stabilizzare i precari: a sperare nel posto fisso saranno i dipendenti statali che negli ultimi otto anni, abbiano lavorato nella pubblica amministrazione almeno per tre anni.

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