Droghe psichedeliche curano davvero gravi disturbi mentali?

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Droghe psichedeliche curano davvero gravi disturbi mentali?

Sono sempre maggiormente diffuse e il loro mercato sembra non avere crisi di alcun tipo. Stiamo parlando delle droghe psichedeliche, la più nota è la Lsd, da cui poi sono derivate una sconfinata serie di molecole che hanno effetti allucinogeni. Usate molto dai giovani e non solo e negli anni settanta hanno il loro uso ha caratterizzato un brand quello degli hippy. Su queste sostanze è stato sempre associata la dissolutezza umana, ma il la loro fama potrebbe cambiare per sempre. Queste curano davvero i disturbi mentali?

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Sostanze allucinogene contro i problemi mentali

Da quanto riportato da due studi pubblicati Scientific Report, le sostanze allucinogene avrebbero la proprietà di curare gravi problemi mentali. La notizia arriva dall’Imperial College London, dove un gruppo di ricercatori ha studiato gli effetti della psilocibina, una sostanza naturale che si trova in dei funghi allucinogeni. A 19 pazienti, affetti da depressione maggiore non rispondente a trattamenti, sono stati sottoposti all’assunzione delle droghe psichedeliche. Chi soffre di depressione maggiore ha a riposo, in alcune parti del cervello, un’anormale connettività funzionale (RSFC). Il suo effetto è stato studiato attraverso la risonanza magnetica dove è stato verificato che il trattamento con psilocibina ha prodotto effetti antidepressivi rapidi e sostenuti. I ricercatori hanno riferito che “I pazienti che hanno ottenuto il punteggio più alto in esperienza ‘mistica’ hanno avuto maggiori diminuzioni di connettività funzionale anormale“.

Dietilammide, acido lisergico, LSD

Lo studio sull’assunzione di dietilammide, dell’acido lisergico, o LSD, avrebbe dimostrato la capacità di curare alcuni tipi di disordini mentali gravi, grazie alla sua capacità di ‘improvvisare’ nuove connessioni nel cervello, come fa un jazzista quando suona. Questo studio, che è stato effettuato da un team di ricerca dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, è stato svolto con la collaborazione di 12 partecipanti. Sottoposti a somministrazione di una piccola dose di LSD o del placebo durante o dopo l’ascolto di musica gli effetti sono stati rilevati attraverso risonanze magnetiche funzionali, con la quale è stata monitorata l’attività cerebrale dei volontari. È emersa la generazione di nuove connessioni, che l’LSD riuscirebbe a stimolare con il ripristino di quelle deteriorate dalla malattia. Selen Atasoy, capo del gruppo di ricerca ha riferito che “Così come l’improvvisazione dei jazzisti è basata sull’utilizzo di molte più note musicali in modo spontaneo e non casuale, il cervello esposto a questa sostanza combina più onde armoniche in modo spontaneo ma strutturato“.

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