Il fidanzato è congiunto?

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Il fidanzato è congiunto, Dpcm 26 marzo 2020

La pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, realizzato il 26 aprile del 2020, cui ha fatto seguito l’insieme di dichiarazioni che sono state rilasciate dallo stesso premier Giuseppe Conte e dagli altri ministri, hanno lasciato spazio ad una serie di interpretazioni e polemiche che sono state conseguenziali. Tra tutte, al di là degli aspetti economici e di tutto ciò che riguardi l’ambito prettamente lavorativo, le polemiche si sono soffermate sullo specifico ambito della possibilità di vedere congiunti, a partire dal 4 maggio del 2020.

L’interpretazione iniziale, giunta direttamente dal premier Giuseppe Conte e da tutti coloro che hanno riportato, tra i giornali e tra gli altri quotidiani, le dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, ha portato a identificare con il termine congiunti tutti coloro che fanno parte del proprio nucleo familiare, oltre che di tutti i propri parenti che non è stato possibile vedere e frequentare nei giorni della difficile quarantena. Le polemiche e le dichiarazioni in ogni ambito non sono mancate e, per questo motivo, c’è stato bisogno di fare chiarezza. Ma che cosa significa congiunti nel dettaglio? In altre parole, i congiunti sono soltanto i propri parenti o riguardano anche altre persone vicine alla propria vita, come fidanzati o amici di lunga durata? Ecco tutto ciò che c’è da sapere al riguardo.

Congiunto Treccani: il significato del termine usato nel Dpcm del 26 marzo 2020

Tra i termini che sono stati più utilizzati in questa quarantenne, e in qualche modo scoperti dalla maggior parte delle persone che non ne facevano largo utilizzo prima della difficile situazione del Coronavirus, si è aggiunto il termine congiunti, che ha fatto seguito a terminologie come assembramento e contingentamento, che riguardano più nello specifico la dinamica di associazione e divisione tra persone che non fanno parte della stessa abitazione.

L’interpretazione complessiva del termine congiunto, se si analizza la definizione etimologica del termine stesso, porta a pensare che i congiunti siano soltanto i propri parenti, che fanno parte del nucleo familiare o che risultano essere molto vicini allo stesso, come zii, nonni e cugini. Tuttavia, a seguito delle polemiche che sono nate in diversi associazione come l’Arcigay, l’esecutivo ha deciso di estendere dialetticamente il termine congiunto anche ai fidanzati e agli amici di lunga data. Se ci si chiede, dunque, se il fidanzato è congiunto allora la risposta è sì, almeno secondo l’interpretazione complessiva che ne è stata data. Tuttavia, la definizione Treccani porta a affermare altro:

congiunto agg. e s. m. (f. -a) [part. pass. di congiungere; lat. coniunctus, part. pass. di coniungĕre]. – 1. agg. a. Unito: forze c.; stare con le mani congiunteb. Nel linguaggio di banca, conto c., conto bancario intestato a più persone che hanno generalmente diritto di disporne ciascuno indipendentemente dagli altri. c. In economia, beni a offerta congiunta o a costi congiunti, beni economici risultanti da un unico processo produttivo, per cui non si può produrre uno di essi senza che si produca anche l’altro (per es., gas illuminante e carbon coke, grano e paglia, ecc.). d. In musica, movimento melodico per gradi congiunti, quello che procede dall’una all’altra nota per intervalli diatonici di tono e semitono. e. Affidamento c., nel divorzio e nella separazione fra coniugi, affidamento dei figli ad entrambi i genitori. 2. s. m. Parente: un mio c., una mia congiuntaaverenon avere congiuntisiamo stretti c., strettissimi c.; letter. come agg.: Le virtù patrie e la pietà congiunta (Foscolo), verso i congiunti. ◆ Avv. congiuntaménte, unitamente, insieme: procedereagire congiuntamente.

Il fidanzato è congiunto? Che cosa succede dal 4 maggio 2020

Aldilà delle definizioni ufficiali e della interpretazione etimologica che si può dare del termine congiunto, il motivo che ha portato a ritenere come congiunti anche i fidanzati è dettato non soltanto da quella serie di polemiche che sono nati a seguito delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, ma anche dalla volontà da parte dell’esecutivo di poggiare sul senso di responsabilità civica e morale dei cittadini italiani. A seguito di circa 50 giorni di difficile quarantena, il 26 aprile del 2020 è stato il giorno in cui è stato realizzato il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che sancisce nel dettaglio quali siano le disposizioni da adottare, nello specifico di tantissime materie attività, a partire dal 4 maggio del 2020.

Misure che riguardano la dinamica lavorativa, dei mezzi di trasporto, degli assembramenti in situazioni di estrema necessità, come funerali, e ovviamente della possibilità di vedere persone che non sono state frequentate durante i giorni di quarantena, all’interno dei quali si è stati rinchiusi in casa. Se in un primo momento, dunque, si immaginava che si pensasse ai congiunti solo nello specifico dei parenti che non è stato possibile vedere durante il periodo di quarantena, le dichiarazioni della ministra De Micheli, adibita alle infrastrutture e ai trasporti, hanno reso chiaro che si è deciso di allargare la possibilità anche a fidanzati e affetti stabili.

In altre parole, il fidanzato non è congiunto, secondo la definizione etimologica che è possibile ricavare da qualsiasi dizionario o enciclopedia, ma è considerabile come tale, nella situazione specifica italiana. È la conseguenza di una responsabilità che effettivamente gli italiani hanno dimostrato nel periodo di quarantena e che ha portato gli stessi ad essere, in qualche modo, ricompensati per il loro valore morale e civico. In un periodo piuttosto difficile, in assenza di molte delle attività e delle situazioni di vita a cui si era abituati, lo Stato Italiano ha deciso di concedere a tutti la possibilità di vedere e frequentare, a partire dal 4 maggio 2020, tutte quelle persone che risultano essere incredibilmente importanti nella propria vita. Ovviamente, ciò è stato realizzato con il proposito di far sì che ciò avvenga in mancanza di assembramenti ampi e, allo stesso tempo, tenendo bene in mente che, nel caso in cui la situazione sanitaria dovesse mostrare ancora un’emergenza, si potrebbe tornare a nuovi blocchi complessivi.