Guerra in Siria: Italia, non fingere di non poter far nulla

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Nuovo sospetto attacco chimico con gas cloro in Siria nella notte, ma la  maggioranza dei partiti politici italiani ha preferito non proferire parola su cosa sta succedendo in territorio siriano  se non fosse per associazioni come MSF non si saprebbe nemmeno che le milizie bombardano gli ospedali e uccidono donne e bambini.

Guerra in Siria, il silenzio della politica italiana

Dopo l’appello “non fingete di non poter fare nulla per salvare i Siriani”, firmato peraltro da 250 personalità di picco del mondo della cultura e del mondo accademico originari della Siria, l’attivista italo-siriano Fouad Roueiha per mezzo dell’Agenzia di Stampa DIRE ha denunciato deliberatamente il silenzio italico sulla questione siriana. In un momento così delicato come le elezioni politiche del 4 marzo 2018, gli unici partiti politici che si sono schierati durante la campagna elettorale sono stati il M5S, Casapound e Lega Nord che appoggiano la politica estera russa, mentre i soli contrari al regime di Assad sono stati i Radicali. Per quanto riguarda gli altri schieramenti politici, si è ottenuto solo il silenzio stampa e un no comment sulla questione, come se bombardare ospedali con dei bambini dentro fosse una cosa normalissima, ma le spaccature interne ad essi, d’altronde, hanno portato a un certo risultato elettorale.

Bombardamenti e gas cloro a Ghouta

Il messaggio dello scrittore esule in Germania Yassin Al-Haj Saleh, ex prigioniero politico e fermo oppositore del governo di Damasco, è stato raccolto dai blogger che scrivono per Le Voci della Libertà che dal 2015 dà spazio alle voci che arrivano da chi, nel territorio siriano, promuove la rivoluzione. Purtroppo in Italia quel grido disperato di aiuto ha ricevuto poche risposte e reazioni troppo tiepide. Dal punto di vista politico, secondo l’attivista, la politica italiana è spaventata dal caso Siria, ma non ci si può più permettere di ignorare certi fatti. Secondo la Siryan Civil Defence, una organizzazione a sostegno delle vittime del conflitto, si è arrivati a 661 morti e 2373 dal 19 febbraio, data dell’inizio dell’assedio della roccaforte dei ribelli di Ghouta dalle milizie del regime siriano, ma i numeri non tornano alle organizzazioni come Medici Senza Frontiere. Quella che spacciano per una evacuazione di civili e su cui si sta interessando anche la Russia è più che altro una deportazione forzata che gli abitanti vogliono evitare a costo della vita stessa, visto che temono di stare in un campo profughi per sempre, in condizioni di vita al limite dell’umano. Per questo, nonostante i bombardamenti, preferiscono rimanere nel loro territorio, nonostante quasi privi di cibo e  medicinali.

Nuovo raid russo-siriano nella notte

Ancora non lo si può definire un genocidio quello del popolo siriano, ma secondo molti attivisti di varie associazioni come MSF che si è visto bombardare più di un suo ospedale con bambini dentro (e dove hanno perso la vita anche dei medici dell’organizzazione umanitaria), non solo l’Italia, bensì le grandi potenze del mondo devono subito fare qualcosa nonostante il silenzio dell’Onu. Infatti, era previsto un cessate il fuoco e una tregua umanitaria nella Ghouta, deliberatamente violata dalla milizia. Di fatto, il cessate il fuoco nel territorio siriano non è mai partito, e attacchi e bombardamenti sono all’ordine del giorno, e a farne le spese sono soprattutto donne e bambini. Non solo bombe, bensì anche gas cloro, una delle armi chimiche più subdole perché fa morire soffocati. Nella notte sono stati segnalati 60 casi dopo un raid guidato dal regime siriano e da forze russe.