Maxi incendio di ecoballe in provincia di Napoli: allarme disastro ambientale

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Shock a Napoli e provincia dove un incendio di ecoballe e rifiuti sta dando filo da torcere ai vigili di fuoco

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Incendio di ecoballe: doloso o no?

Nel pomeriggio di ieri a San Vitaliano, uno stabilimento di rifiuti è andato letteralmente in fiamme e in questi minuti il corpo dei vigili del fuoco è ancora alle prese con fumo e fiamme che continuano a divampare.

Secondo le primissime ricostruzioni e alcune testimonianze, qualche minuto prima dello scoppio dell’incendio si è visto qualche movimento sospetto all’interno dello stabilimento, il che lascia pensare alle forze dell’ordine l’eventualità della natura dolosa del fuoco.

La paura adesso è per la tossicità della nuvola di fumo che si aggira su tutto l’hinterland napoletano e sulle campagne limitrofe. Il fumo avrà un alto contenuto di diossina e torna di nuova il timore di malattie e nocività.

Non a caso ieri sera molti sono stati i sindaci dei comuni napoletani a diramare un’ordinanza per i cittadini, ammonendoli di restare in casa e non sostare per le strade, e se fosse stato possibile tenere le porte e le finestre chiuse.

Incendio di ecoballe: lo sfogo del Ministro Di Maio

Sulla sua pagina Facebook il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha commentato il brutto incendio di San Vitaliano, che ha dato fuoco a tutta l’azienda per il riciclaggio e deposito di ecoballe:
«Anche oggi la mia gente è costretta a chiudere le finestre per l’ennesimo rogo tossico nella Terra De Fuochi. Questa volta è andato in fiamme un deposito di plastica».

Questa è solo la prima parte del post pubblicato sulla sua pagina Facebook. Poi prosegue «Non ci sono più scuse. Adesso siamo al Governo e la mia gente ha il diritto di respirare. Ho sentito il Ministro Costa che questo tema lo conosce bene e lo ha a cuore. Sergio Costa ha attivato subito il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri. Questo è l’ennesimo rogo che riguarda gli impianti di stoccaggio e riciclo dei rifiuti. Quasi 300 in due anni in tutta Italia. Un numero impressionante che non può essere considerato casuale»

 

 

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