Indennità risarcitoria: quanto aumenta con il decreto Dignità?

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Indennità risarcitoria: quanto aumenta con il decreto Dignità?

Con il decreto Dignità aumenterà l’inennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo. Nel caso in cui ciò dovesse accadere, infatti, il datore di lavoro sarà condannato dal giudice a un pagamento di un’indennità risarcitoria. Essa consisterà nel pagamento di un importo di due mensilità per ogni anno di servizio (dall’ultima retribuzione). Ad ogni modo, le mensilità da retribuire saranno minimo 6 e massimo 36. In questo modo, con il decreto Dignità, aumenteranno sia la misura minima che quella massima di retribuzione.

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Indennità risarcitoria: cambia la situazione con il decreto Dignità

Il decreto legge Dignità cambia anche la situazione relativa ai licenziamenti illeggittimi. La legge delega 10 dicembre 2014, n. 183, alla lett. c) del comma 7 dell’art. 1 non tiene conto del diritto alla reintegrazione per i licenziamenti economici, stabilendo invece un indennizzo economico che sia regolato in base all’anzianità e, dunque, sempre più crescente. Per quanto riguarda la reintegrazione, si prendono in considerazione – invece – i licenziamenti nulli e discriminatori, in particolar modo quello illegitimo o ingiustificato.

Nel caso in cui questo tipo di licenziamento dovesse verificarsi, sarà compito del giudice stabilire un’indennità risarcitoria per il datore di lavoro. Guardando alla delega che è stata attuata dal D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 che, all’art. 3, comma 1, questo tipo di “condanna” è già attualmente in vigore, ed è stabilita da un giudice anche in caso di licenziamento con giustificato motivo. Quando, infatti, un giudice non identifica gli estremi per il licenziamento avvenuto, può procedere all’indennità da far pagare ai datori di lavoro.

Con il Jobs Act, la quota di indennizzo si era abbassata. Con il decreto Dignità proposto negli ultimi giorni, invece, la quota si alza e anche considerevolemente, tenendo conto del valore sia minimo che massimo in aumento. Se fino ad ora, infatti, il valore massimo da prendere in considerazione era quello di 24 mensilità, con il decreto Dignità i due valori sono 6 e 36 mesi. Il datore di lavoro dovrà pagare due mensilità per anno di servizio (a partire dall’ultima retribuzione), assicurando il diritto alla reintegrazione del dipendente.

 

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