Lampedusa, arrestato trafficante di uomini: torturava migranti in Libia

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Sevizie, stupri e torture anche in diretta telefonica con i propri parenti, ai quali veniva richiesto il pagamento di un riscatto per porre fine alle sofferenze dei loro cari rinchiusi nella Safe House allo scopo di ottenere denaro prima di metterli su dei barconi e farli partire verso le coste italiane. E’ questa la vicenda scoperta dalla Polizia di Stato, che ha fermato un ventenne ghanese ritenuto essere un trafficante di uomini. AgrigentoOggi riferisce che l’uomo è sbarcato lo scorso 5 marzo a Lampedusa e, in seguito a un tentativo di linciaggio da parte di una folla di migranti provenienti dalla Libia che lo avevano riconosciuto. Da qui, le indagini.

La Squadra Mobile di Agrigento a Lampedusa ha così iniziato a sentire migranti libici e sono emerse tutte le atrocità che il trafficante e torturatore di uomini ha fatto subire loro: sevizie anche in diretta telefonica con i parenti ai quali veniva richiesto il pagamento di un riscatto. Molte persone portano addosso ancora i segni delle torture: il ghanese collegava degli elettrodi alla lingua per poi procedere alla scarica elettrica, oppure ustionava i malcapitati con acqua bollente lanciata addosso. Questo e il racconto di stupri e altre atrocità commesse hanno convinto il PM ad emettere un provvedimento di fermo.

Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere del trafficante ghanese di migranti in Libia arrestato a Lampedusa: le accuse sono “ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla tratta, al sequestro di persona, alla violenza sessuale, all’omicidio aggravato ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altri reati realizzati con altri trafficanti”. La Squadra Mobile di Agrigento guidata da Giovanni Minardi e Vincenzo di Piazza ha così messo in atto il decreto del PM poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Agrigento, Francesco Provenzano. Anche se alcuni reati sono stati commessi all’estero, si è potuto procedere sulla base di una richiesta del Ministro della Giustizia.

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