Legge sui sacchetti della frutta biodegradabili: le bufale

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Legge sui sacchetti della frutta biodegradabili: le bufale

I primi giorni del 2018 saranno ricordati come quelli della rivolta dei sacchetti per la frutta e la verdura. La disinformazione viaggia sui social e quasi nessuno ha capito che 1 o 2 centesimi non ci cambiano la vita.

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Direttiva Europea per ridurre l’impatto degli imballaggi

Iniziamo a smontare la bufala dei sacchetti per la frutta parlando della direttiva europea 2015/720 che, come dichiarato da Stella Bianchi del PD, è stata recepita dall’Italia (già fortemente in ritardo rispetto alla stessa). All’inizio dello scorso anno, l’UE ha aperto una procedura di infrazione perché la direttiva sulla riduzione delle borse di plastica non era stata recepita. Il Ministero dell’Ambiente ha predisposto le norme necessarie che sono passate nelle commissioni di Camera e Senato. Dopo il parere favorevole sono state notificate all’Ue ma a causa di procedure diverse sullo stesso argomento non è stato completato il percorso ed ecco che Stella Bianchi ha presentato un emendamento che è il decreto esposto nel Dl Mezzogiorno.

Perché paghiamo le buste della frutta?

Stella Bianchi su Democratica ha spiegato che abbiamo sempre pagato i sacchetti, il costo era stato “spalmato” sul prezzo finale dello scontrino (come avviene per i costi di funzionamento). Ora ci siamo accorti che le paghiamo perché c’è una voce sullo scontrino un “trucco” per aumentare la consapevolezza dei cittadini europei e sensibilizzare. La legge italiana non ha stabilito un prezzo per il sacchetto ma la grande distribuzione ha deciso di “farli pagare” 1 o 2 centesimi di euro. Ogni anno utilizziamo circa 150 sacchetti che, a conti fatti, dovrebbe incidere sulla spesa degli italiani da 1,5 a 3 euro.

I sacchetti possono essere riutilizzati?

Il sacchetto biodegradabile può essere utilizzato per la raccolta della frazione umida e non per fare nuovamente la spesa. Federdistribuzione in un comunicato di oggi ha spiegato che il Ministero dell’Ambiente non ha previsto il riutilizzo delle bioshopper e per motivi igienico sanitari è consentito l’utilizzo di quelle conformi e integre, conformi alla normativa. Qualche buontempone ha anche pensato di pesare i singoli prodotti e di appiccicare il prezzo per aggirare la legge ma non ha ancora controllato lo scontrino, la busta l’ha pagata lo stesso.

La bufala sull’azienda dell’amica di Renzi

Su Whatsapp circola una catena che invita a non usare per un mese i sacchetti biodegradabili, lasciando perdere il fatto che è pieno zeppo di errori ortografici, non è assolutamente vero quanto scritto. L’emendamento non fa guadagnare l’azienda Novamont, guidata da una donna vicina al segretario del Pd. Questa è una delle poche aziende italiane che realizza sacchetti con materie bio e non con il petrolio. Sicuramente questo provvedimento favorirà la Novamont e altre aziende che operano con materie bioplastiche ma tra i competitor ci sono “colossi” come la tedesca BASF.

Come funziona nel resto d’Europa?

Negli stati membri la direttiva è stata recepita alla stessa maniera. In Francia il governo ha messo al bando tutti i sacchetti non biodegradabili, nella Fiandre invece sono ammessi i sacchetti personali. La Germania ha deciso di lasciare ai cittadini la possibilità di scegliere mentre in Svizzera che non fa parte dell’Unione Europea vengono forniti sacchettini in rete lavabili e riutilizzabili.

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