Nonna e nipote bruciate vive in casa, lo Stato dice no ai risarcimenti perché italiane

Nonna e nipote bruciate vive in casa, lo Stato dice no ai risarcimenti perché italiane

Nonna e nipote bruciate vive in casa, dopo anni di battaglia legale lo Stato dice no ai risarcimenti perché italiane. Una storia che ha in se dell’assurdo, due persone vittime di un caso, di un aguzzino che voleva punire la sua ex compagna… La famiglia oggi non trova nessun risarcimento perché la legislazione italiana non prevede nessun risarcimento per le vittime di atti violenti.

Nonna e nipote bruciate vive in casa… Una storia che di per se ha dell’assurdo e un dolore atroce per la famiglia. Le vittime, Antonella Geraciano e la nipotina Rebecca, il 16 maggio del 2009 si trovavano in una abitazione di Lerci dove hanno trovato la morte. Secondo i fatti la nonna e la nipotina sarebbero morte per un caso fortuito per colpa di Matteo Acerbi. L’uomo ha appiccato l’incendio nella casa dell’ex compagna dopo l’ennesima lite, le fiamme però si sono divagate anche nell’appartamento superiore dove la nonna e la nipote sono bruciate vive. In questi lunghi otto anni la famiglia delle due vittime però non ha mai abbandonato la loro battaglia legale, chiedendo allo Stato l’indennizzo per vittime l’indennizzo per chi subisce reati violenti internazionali. La Corte D’Assise di Torino però ha negato questo diritto alla famiglia semplicemente perché la nonna e nipote bruciate vive in casa sono italiane.

Nonna e nipotina bruciate vive in casa, lo Stato nega l’indennizzo

Nonna e nipotina bruciate vive… Lo Stato nega l’indennizzo per chi subisce atti violenti internazionali per il semplice motivo che le due vittime sono morte nella loro nazione e non all’estero. Secondo la normativa europea tale diritto deve essere garantito solo se le vittime trovano la mote per atti violenti ma non nella loro nazione. I legali della famiglia Ambrosio e Commodo hanno già annunciato di voler presentare ricorso alla sentenza. “La direttiva parla di diritto alla tutela nelle situazioni transfrontaliere, ma il termine è mal interpretato da alcuni giudici. La norma è stata creata con principi solidaristici ed è fondata sulla libera circolazione dei cittadini e sull’obbligo dello Stato a garantire la sicurezza delle persone sul proprio territorio. Non c’è scritto da nessuna parte che vale solo per gli stranieri”.

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