Operazione Montagna ad Agrigento, blitz Carabinieri contro Cosa Nostra

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Operazione Montagna ad Agrigento, blitz Carabinieri contro Cosa Nostra
Fonte: comunicato stampa CC Comando provinciale Agrigento

Sgominati i vertici di due mandamenti e di sedici famiglie della mafia agrigentina legata a Matteo Messina Denaro: arrestato anche un sindaco. Estorsioni anche dalle cooperative per la gestione degli immigrati.

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Bltz Carabinieri Agrigento contro Cosa Nostra

L’Arma dei Carabinieri, la notte scorsa, ha colpito duramente Cosa Nostra, facendo sempre più terra bruciata contro Matteo Messina Denaro. L’Operazione Montagna è andata a buon fine, con un blitz ordinato durante la notte da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che ha portato all’arresto di un sindaco e al sequestro di sette società, oltre che a sgominare i vertici di due mandamenti e di sedici famiglie mafiose agrigentine. L’unione fa la forza, e i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento ci tiene a sottolineare che l’operazione è andata a buon fine grazie anche allo straordinario apporto dei colleghi dislocati nelle decine di stazioni disseminate sul territorio siciliano.

Operazione Montagna ad Agrigento e provincia

L’imponente blitz, scattato alle tre di notte ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice “Operazione Montagna”, è stato eseguito da 400 militari del Comando Provinciale di Agrigento, supportati da elicotteri, dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Sicilia e da unità cinofile che hanno battuto le zone di Agrigento, Favara, Sciacca e il Monte Cammarata. L’operazione ha di fatto disarticolato i mandamenti di Santa Elisabetta (AG) e Sciacca (AG), nonché sedici famiglie mafiose della provincia. Sono in totale cinquantasette ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti dei vertici dei mandamenti e delle famiglie mafiose  di Agrigento ed è stato arrestato il Sindaco di San Biagio Platani (AG).  per concorso esterno in associazione mafiosa. Sono state raccolte prove e documenti che accertano collegamenti con i vertici delle cosche di quasi tutta la Sicilia e con le ‘ndrine calabresi, nonché estorsioni ai danni di 27 aziende ed un fiorente traffico di droga. Il pizzo veniva preteso anche dalle cooperative per la gestione degli immigrati richiedenti asilo. Sono state poste sotto sequestro sette società e le accuse sono, a vario titolo, quelle di associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Vengono anche contestati l’intestazione fittizia di beni aggravata, lo scambio elettorale politico-mafioso, il concorso esterno in associazione mafiosa ed il favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.

Mandamento Montagna ad Agrigento

Le indagini hanno pienamente fatto luce sugli attuali assetti organizzativi e gestionali dei mandamenti mafiosi di Sciacca (AG) e di Santa Elisabetta (AG). Inoltre è stata resa nota l’esistenza di un nuovo mandamento, quello, appunto, della “Montagna”, da cui, tra l’altro, prende il nome l’operazione. Esso è il risultato di una scelta fatta nel 2014 dal 37enne Francesco Fragapane, figlio di Salvatore, quest’ultimo già capo provincia di Cosa Nostra agrigentina e da sempre in strettissimi rapporti con Totò Riina. Poco prima di essere arrestato, mise il mandamento di Santa Elisabetta nelle mani del 78enne Giuseppe Luciano Spoto, capo famiglia di Bivona (AG), annettendo di fatto tutte le compiacenti famiglie mafiose dell’area montana di Agrigento e provincia. Inoltre, sono stati arrestati capi ed affiliati delle organizzazioni mafiose di Santa Elisabetta, San Biagio Platani (AG), Bivona, Cammarata e San Giovanni Gemini, Favara (AG), Raffadali (AG), Cianciana (AG), Sciacca, Casteltermini (AG), Castronovo di Sicilia (AG), Alessandria della Rocca (AG), Sant’Angelo Muxaro (AG), Palma di Montechiaro (AG), Capizzi (ME), Caltavuturo (PA) e Racalmuto (AG).

 

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