Preistoria europea, nuovi indizi nel Dna dei sardi

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Preistoria europea, nuovi indizi nel Dna dei sardi
Foto: Corriere della Sera

Nelle zone della Barbagia e dell’Ogliastra sono state rinvenute delle tracce di antiche genti neolitiche e paleolitiche che sono state sostituite circa 7-10mila anni fa da popolazioni provenienti dalle steppe dell’Eurasia.

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Dove si trova il Dna più antico

Il genoma più antico del Vecchio Continente si trova nelle zone interne della Barbagia e dell’Ogliastra, in Sardegna. Gli abitanti che vivono qui conservano la percentuale maggiore di Dna delle popolazioni neolitiche (contadini) e pre-neolitiche (cacciatori e raccoglitori) che vivevano in Europa circa 10mila anni fa, prima delle invasioni delle genti provenienti dalle steppe euro-asiatiche (età del bronzo).

I baschi sono simili ai sardi

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su Nature Genomics ed è stata condotta su oltre tremila persone residenti in diverse zone della Sardegna. Gli scienziati sono stati guidati da Francesco Cucca, il direttore dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazione delle ricerche (Cnr-Irgb) e professore di genetica medica all’Università di Sassari. La conclusione è che la popolazione che presenta maggiori congruenze con i sardi, sono i baschi. La ricerca conferma i risultati di un altro studio pubblicato nel febbraio 2017 realizzato nell’ambito del progetto Italgenomics.

Patrimonio genetico dei contadini neolitici

Il patrimonio genetico dei sardi è compatibile con quello dei primi contadini neolitici ma ci sono anche tracce rilevanti attribuibili ai cacciatori-raccoglitori del periodo pre-neolitico. La percentuale genetica di questo tipo è la maggiore rispetto a quella delle altre popolazioni europee. Il prof. Cucca, come riporta il Corriere della Sera, ha spiegato che “la popolazione sarda presenta un contributo molto limitato da parte di popolazioni provenienti dalle steppe che si sono diffuse nel continente europeo nell’età del bronzo, mischiandosi con le popolazioni preesistenti e diluendo i contributi più antichi”. L’esperto sostiene inoltre che la Sardegna sia una vera e propria riserva di varianti genetiche rare e che potrebbero essere state perdute nel corso dei millenni. Queste varianti sono “uno strumento fondamentale per lo studio di malattie con una base genetica”.

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