Premi per chi si cura: all’estero funziona, ma in Italia?

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Si sa che nessuno vorrebbe abere i medici tra i piedi, in primis per la salute e poi perché spesso e volentieri ci si ritrova a dover affrontare dei costi davvero alti. Questo accade in particolare per tutte quelle persone affette da patologie croniche e destinate come tali a essere curati per anni.  Ma se ci fossero dei premi per chi si cura?

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Un’iniziativa del genere potrebbe poco alla volta porsi come obiettivo quello di migliorare la salute pubblica, partendo proprio da chi ha meno risorse proprie a cui attingere.

Premi per chi si cura: incentivi alla salute

L’incentivo alla salute tramite un bonus di una piccola somma di denaro è una realtà già nota in diversi Paesi dell’America Latina, ma che in un futuro prossimo potrebbe arrivare in Italia, almeno questo è il messaggio che lancia «Lifepath», un progetto di ricerca (appoggiato dalla Commissione Europea) che mira a determinare un aumento della cura della persona.

E infatti in un articolo scientifico, gli scienziati europei hanno voluto mettere in evidenza come un piccolo contributo economico, vincolato a un impegno di tipo sociosanitario, possa fare bene alla salute anche della classe meno abbiente.

In cambio della somma ricevuta, la famiglia deve garantire, per sé e per i propri familiari: la frequenza scolastica, l’uso dei servizi sanitari a scopo preventivo (vaccinazioni), l’impegno professionale da parte degli adulti.

Premi per chi si cura, come svolgere l’iniziativa

Il miglioramento più grande si è avuto nell’accesso alle cure odontoiatriche (con almeno due visite all’anno), che di solito sono la prima rinuncia da parte delle famiglie meno ricche:

Dunque delle iniziative di incentivo a chi si cura e ci tiene alla salute sono già previste in molti paesi, sopratutto in America Latina e nel sud-est asiatico, grazie all’aiuto della Banca Mondiale e di altre istituzioni finanziarie internazionali.

Stando a Paolo Vineis, direttore del dipartimento di epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra, «questo studio conferma l’efficacia di un simile intervento, che a questo punto meriterebbe di essere testato anche in Europa».

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