Reddito di Inclusione 2017, come funziona e chi può chiederlo?

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Reddito di Inclusione 2017, come funziona e chi può chiederlo?

Le famiglie che vivono in condizioni di povertà possono beneficiare della misura prevista dal governo. Il reddito di inclusione 2017 parte a gennaio del prossimo anno e dallo scorso venerdì è possibile presentare la domanda all’Inps.

Patto di responsabilità

È operativo il reddito di inclusione, il beneficio previsto per le famiglie che vivono in condizioni di povertà. Per rientrare tra i beneficiari occorre presentare domanda all’Inps e già da gennaio 2018 dovrebbero arrivare i primi sussidi. Saranno erogati sino a 485 euro al mese per 18 mesi a circa 500mila famiglie italiane. L’obiettivo è quello di aiutarle a superare il grave disagio economico dovuto alla crisi.

Il modulo per il reddito di inclusione si trova presso l’Ufficio relazioni con il Pubblico del Comune di residenza e precisiamo che il contributo minimo è di 180 euro al mese che viene corrisposto con la card ricaricabile. La vera novità riguarda la concessione del sussidio che è subordinata alla firma di un patto di responsabilità. Tra le condizioni previste anche un progetto personalizzato per l’inserimento socio-lavorativo.

Chi sono i beneficiari?

I nuclei famigliari che possono presentare la domanda per il reddito di inclusione 2017 devono comprendere almeno un figlio minorenne, oppure uno disabile, una donna in stato di gravidanza o una persona over 55 disoccupata. L’Isee non deve superare i 6.000 euro mentre l’Isre (Indicatore reddituale Isee diviso la scala di equivalenza) i 3.000 euro. Per quanto riguarda il patrimonio mobiliare non deve superare i 10.000 euro, mentre quello immobiliare (esclusa l’abitazione) i 20.000 euro. Dopo aver presentato la domanda vengono verificati i requisiti e il Comune inoltra la richiesta all’Inps.

Reazioni politiche

La manovra è stata accolta positivamente da tutte le parti politiche perché il reddito di inclusione 2017 è un passo fondamentale per la lotta alla povertà. Tuttavia si registrano alcuni pareri contrastanti. Per Luigi Di Maio dei 5Stelle la nuova normativa non sarà efficace perché si tratta di “togliere ai poveri per dare ai poveri” e secondo lui il reddito vitalizio proposto dal movimento incentiva le persone a cercare lavoro e a migliorare la formazione. La normativa risulta lacunosa anche per Maurizio Landini che sostiene che i livelli di povertà sono aumentati e il reddito di inclusione non è sufficiente.