Scoperto il Kiwi “Green angel”, la nuova varietà resistente a cancro e batteri

By | 20 aprile 2017

Arriva il Kiwi Green Angel: lo hanno definito un “miracolo della natura” e non hanno tutti i torti. Cose del genere capitano poco spesso in periodi come questi in cui purtroppo gli interessi di grandi catene e multinazionali prevalgono su quelli delle piccole realtà e dei coltivatori locali, ultimo baluardo di resistenza alla globalizzazione dei mercati. Il miracolo arriva proprio da una piccola azienda agricola di Saluzzo, nel cuneese, che insieme ad un gruppo di ricercatori universitari ha messo a punto una nuova varietà di pianta capace finalmente di resistere al cancro ed ai batteri. La scoperta riguarda il Kiwi Green Angel, così battezzato (angelo verde, ndr) perché, in un periodo così difficile per questa pianta attualmente preda di un pericoloso batterio che ha messo in ginocchio numerose coltivazioni di piante in Italia e non solo, rappresenta l’emblema di un bellissimo miracolo naturale ottenuto non usando ogm o tecniche moderne ma semplicemente attraverso spontanei incroci di piante. Si tratta infatti di una antica tecnica usata dagli agricoltori per strategia di difesa ed efficace proprio come dare il rame alle piante, o coprire con teli di plastica il frutteto.

Kiwi “Green Angel”, la scoperta da un’azienda cuneese

“Il nuovo kiwi è in realtà una varietà che esisteva già da 40 anni, è stata scoperta quasi per caso: si è visto che mentre le altre morivano a causa dell’infezione questa, pur nello stesso frutteto, restava sana”, spiega in una intervista a La Stampa Matteo Monchiero di Ant-Net, “servirà più collaborazione anche con i centri di ricerca della Cina, da dove arriva il batterio, per scambiarci il suo materiale genetico”, conclude poi l’esperto ribadendo che quella italiana è però una lotta che supera davvero le frontiere alla ricerca di una strategia comune che possa aiutare tutti i paesi caduti preda di questo e simili batteri contro il Kiwi. I test sulla resistenza al cancro del Kiwi Green Angel sono stati eseguiti all’interno dell’Università di Torino grazie alla collaborazione di un gruppo consistente di ricercatori.

 

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