Scoperto un nuovo fattore di rischio infarto: aumenta la possibilità del 50%

Prevenire è meglio che curare. E si sa che per evitare un infarto c’è bisogno di uno stile di vita sano, attività fisica e una dieta equilibrata. Tuttavia questo spesso non basta, anzi secondo degli studi esiste un fattore, detto CHIP, in grado di misurare la probabilità di un individuo di vivere un attacco cardiaco o anche un ictus.

Lo studio del fattore Chip

Il nuovo fattore di rischio scoperto da alcuni scienziati, è detto Chip, dall’acronimo di Clonal Hematopoiesis of indeterminate potential ossiaemopoiesi clonale di potenziale indeterminato. Andando a misurare i livelli di Chip, si vanno ad evidenziare le mutazioni di cellule staminali che stanno all’interno del midollo osseo. Qualora ci fosse un accumulo la persona corre il 50% del rischio di avere un infarto o un ictus nel giro di dieci anni.

Queste conclusioni sono arrivate dopo che i ricercatori si sono domandati il perché alcuni pazienti avessero avuto un infarto senza essere in possesso di alcun fattore di rischio quali pressione alta, colesterolo in eccesso, non fumano e conducono un buon stile di vita.

Se non sono presenti i fattori di rischio tradizionali, bisogna prendere in esame i livelli di CHIP che cambiano con l’età e incidono sull’ipotesi di infarto.

La scoperta del fattore rischio infarto

In realtà CHIP è venuto fuori mentre gli scienziati stavano analizzando alcuni geni di pazienti che avrebbero potuto portare a leucemia o schizofrenia. Mentre scandagliavano il DNA ottenuto dai globuli bianchi di migliaia di persone è emerso che tantissimi partecipanti presentavano mutazioni legate al rischio di leucemia senza aver il cancro. Il dottor Steven McCarroll, un genetista del Broad Institute e della Harvard Medical School si è allora domandato «Questo chiaramente non erano lì per caso. Sapevamo che avevamo qualcosa tra le mani, ma di cosa si trattava esattamente?»

Per capire il collegamento tra il rischio di infarto e le mutazioni dei globuli bianchi, i ricercatori hanno ipotizzato, tra le idee più logiche, che le placche che otturano le arterie presentano milioni di globuli bianchi. Esiste quindi la probabilità che le cellule bianche mutate portino all’aterosclerosi, ribaltando tutti i fattori di rischio cardiovascolare.

La prova del nove è arrivata quando il dottor Ebert e il dottor Walsh hanno dato ai topi un trapianto di midollo osseo in cui erano presenti le cellule staminali CHIP mutate e cellule staminali sane. E il risultato è stato straordinario in quanto i topini hanno sviluppato delle placche in rapida crescita amplificando l’infiammazione vascolare.

Adesso, dopo l’imminente scoperta, l’unico modo per capire se presentiamo il CHIP è quella di fare un’analisi del sangue specifica, purtroppo dal costo troppo elevato.

Informazioni su Alessia D’Anna 540 Articoli
studentessa in giurisprudenza amante della scrittura, con esperienza nelle notizie dell'ultima ora

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