Sesso non protetto, donne e omosessuali vittime dell’untore dell’HIV

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Sesso non protetto, donne e omosessuali vittime dell'untore dell'HIV

C’è chi, nella storia del crimine, ha usato il veleno, chi il coltello, un’arma da fuoco, ma l’untore dell’HIV, è questo il nome data all’ultimo dei “serial killer” italiani, ha usato il virus, che ha trasmesso, a quanto pare volontariamente e con premeditazione alle sue vittime. Sesso non protetto che ha cambiato la vita di donne e omosessuali vittime dell’uomo.

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Sono 228 le vittime dell’untore dell’HIV

Tra le vittime dell’untore HIV, donne e uomini omosessuali. Lui ha ammesso di aver fatto sesso non protetto con 228 persone, a cui Claudio Pinti, così si chiama l’uomo di 35 anni arrestato ad Ancona con l’accusa di lesioni gravissime e dolose, ha nascosto di essere siero positivo. Diceva, addirittura ai suoi partner, nel tentativo di dissuaderli a sottoporsi ad accertamenti medici, che la malattia non esisteva. Ma a chi aveva a cuore, come alla sua compagna morta un anno fa, aveva confidato la sua sieropositività.

Sieropositività nascosta per 10 anni ai suoi partner

Quindi Pinti, non rivelava il suo stato di salute ai suoi partner e faceva sempre del sesso non protetto. Tutto fino è durato per circa 10 anni a quando, lo scorso mese di aprile, è stato messo alle strette dall’attuale compagna, una donna di 47 anni di Agugliano, che aveva conosciuto poco meno di due mesi prima. Quando la donna gli ha detto di volersi sottoporre al test per l’Hiv, la risposta di Pinti è stata questa: “Non andare dal medico, non fare visite, sono inutili. Il virus dell’Aids non esiste“. Un fitto scambio di messaggi sui social che, vistosi alle strette, l’autotrasportatore ha tentato di cancellare chiedendo lumi ad un tecnico informatico. Le rivelazioni della donna hanno scatenato una reazione a catena, non più contenibile da Pinti.

I detenuti di Montacuto: “Ti stacchiamo la testa”

Sono disperata – ha detto una delle due donne che hanno seguito l’appello fatto dalla questura chiamando al numero di telefono dedicato – di recente ho avuto rapporti con quell’uomo, più di uno, e purtroppo temo di essere positiva al test dell’Hiv. Assumerò tutti i provvedimenti del caso qualora fosse confermato il contagio. Lui deve pagare“. Due donne e un uomo si sono rivolti alla questura, mentre altre persone sono state sentite dagli inquirenti. Cominciano a uscire sempre più nomi di donne e uomini e materiali probatori contenuti in pc e smartphone. Per ora l’untore dell’HIV si trova nella cella di isolamento del carcere di Montacuto, dove i detenuti, che hanno capito che nel carcere è arrivato il famoso untore, lo aspettano fuori da quella cella: urlando “Appena esci dalla cella ti stacchiamo la testa”.

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