Silvia Romano, le dichiarazioni di Giuseppe Conte: “Per parlarne dovremmo aver vissuto la sua situazione”

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ll rilascio di Silvia Romano, liberata dopo un anno e mezzo di rapimento che è stato costantemente monitorato dalle autorità italiane, ha provocato non soltanto quella dose di felicità e soddisfazione da parte delle autorità stesse e di molti esponenti da parte del governo, ma anche tantissime polemiche, frasi e parole che sono state dipinte come caratterizzanti di un odio rivolto verso la ragazza che è stata rapita in Kenya. La situazione di Silvia Romano è piuttosto complessa, dati i numerosi elementi che meritano di essere presi in considerazione e che hanno portato in tantissimi a elaborare considerazioni e dichiarazioni che sono state oggetto di diverse realtà giornalisti e non solo.

Interrogato sulla questione, anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso di esprimere una sua considerazione in merito, nell’ambito di quella conferenza stampa che l’ha visto protagonista il 13 maggio del 2020, all’interno del quale ha presentato il nuovo per la ripresa economica sociale e lavorativa nell’ambito della Fase due del Coronavirus. Le dichiarazioni di Giuseppe Conte sono state piuttosto emblematiche in merito.

Il rilascio di Silvia Romano e le trattative per la sua liberazione

Per quanto non sia chiaro al 100% quali siano state le dinamiche che hanno portato al rilascio di Silvia Romano, dopo un anno e mezzo di rapimento che l’ha vista protagonista, è stato possibile ricostruire un tracciato che porti a parlare di tutte quelle che sono state le trattative, le richieste e le offerte per la liberazione della donna che era stata rapita in Kenya.

In merito a quelle che sono state le richieste e le trattative per la liberazione di Silvia Romano, vale la pena sottolineare che sembra che i carcerieri abbiano provato a cedere non soltanto la donna, ma più ostaggi in cambio di 10 milioni di dollari. Il tutto è stato determinato dal fatto che nell’aprile del 2019 ci sia stato il sequestro in Kenya di due medici cubani, che erano Giunti nel paese per potenziare il sistema sanitario nazionale. I medici sono ancora nelle mani dei jihadisti e a, attualmente, si stanno effettuando delle trattative in merito per provvedere la loro liberazione. Stando a ciò che è possibile conoscere, Silvia Romano Ha trascorso del tempo all’interno di più regioni, spostandosi continuamente con i rapitori e trasferendosi almeno 6 volte, in base alle fazioni che la detenevano per anticipare le operazioni delle forze di sicurezza.

In un contesto così tanto difficile la donna ha trovato la forza solo nella religione musulmana, come ha spiegato alla stampa: «Avevo bisogno di credere in qualcosa. Di conoscere le ragioni di quanto mi stava accadendo. Ho espresso la volontà di diventare musulmana. Ho recitato le formule e ho dichiarato che Allah è l’unico Dio. È durato tutto pochi minuti. Nessuno mi ha obbligata, è stata una mia scelta. E in quel momento ho scelto di chiamarmi Aisha»

Le dichiarazioni di Luigi Di Maio sul rilascio di Silvia Romano

La situazione del rapimento e delle trattative per il rilascio di Silvia Romano è realizzata fermo restando quelle che sono state le dichiarazioni di Luigi Di Maio, che ha parlato di quale sia stata la situazione del riscatto e dei 4 milioni di euro a cui ha fatto cenno. In particolar modo, il ministro ha spiegato quanto segue: «Perché la parola di un terrorista che viene intervistato vale più di quella dello Stato italiano?»

E ancora: «Non voglio fare la morale, ma nessuno di noi sa cosa significa restare un anno e mezzo in mano ad una cellula terroristica che arruola i bambini, dei criminali. Aspettiamo che questa ragazza possa ritrovare una sua serenità: si sono invece scatenate una serie di minacce che rischiano di farle avere una scorta in Italia dopo che l’abbiamo liberata da una cellula terroristica. […] Io a dicembre ho sentito il padre di Silvia, sapevo che lei era viva e non potevo dirglielo. In questi casi se si danno informazioni, se c’è una fuga di notizie poi si rischia di compromettere tutto».

Infine, il ministro degli Esteri ha anche parlato delle polemiche relative alla presenza folta di giornalisti all’aeroporto di Ciampino: «Ho visto questo dibattito: noi eravamo lì, io ero lì perché in questo anno e mezzo di prigionia di Silvia Romano l’Unità di crisi della Farnesina ed io stesso abbiamo sentito la sua famiglia veramente ogni giorno ed eravamo lì ad assistere la famiglia. Lo Stato era lì ad accogliere una cittadina italiana liberata dopo un anno e mezzo nelle mani di una cellula terroristica. Io rispetto tutte le discussioni però siamo un Paese che si dà pure la zappa sui piedi, io sono orgoglioso del fatto che la nostra intelligence, le nostre forze speciali, il nostro corpo diplomatico, l’unità di crisi hanno fatto squadra e ce l’hanno fatta».

Le dichiarazioni di Giuseppe Conte su Silvia Romano

Anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che aveva comunicato prima di tutti il ritorno in Italia di Silvia Romano presenziando all’aeroporto di Ciampino, è intervenuto sulla questione e sulle polemiche che si sono moltiplicate riguardo alla donna, che è stata molto spesso oggetto di dichiarazioni piuttosto ambigue e pericolose nella loro caratura, in diverse realtà che sono state prese in considerazione. Nel consueto spazio dedicato alle domande dei giornalisti, che ha fatto seguito alla conferenza stampa del 13 maggio del 2020, Giuseppe Conte stato interrogato circa le polemiche che si sono moltiplicate su Silvia Romano negli ultimi giorni.

Il presidente del consiglio, non cedendo a una trattazione di nomi e cognomi o di fatti nello specifico, ha dichiarato che tutte le polemiche lasciano il tempo che trovano, dal momento che si potrà parlare con cognizione di causa di Silvia Romano solo dopo che saranno state provate le stesse sensazioni cui la donna è stata sottoposta. Nello specifico, il premier ha fatto riferimento al rapimento, ai numerosi trasferimenti da una regione all’altra, avvenuti tutti attraverso camminate durante ore, ai Kalashnikov che la minacciavano e alla continua a pressione psicologica Quella donna è stata sottoposta.