Totò Riina è morto, addio al Capo dei Capi

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Totò Riina è morto, addio al Capo dei Capi

Totò Riina morto si porta nella tomba i suoi segreti: ci fu la trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato? Fu Bernardo Provenzano a vendere U Curtu ai Carabinieri?  Intanto, si spegne la polemica sul 41 bis.

Totò Riina è morto, addio a U Curtu e ai suoi segreti

Il Capo dei Capi è morto. Un anno dopo il suo “compare” Bernardo Provenzano. Insieme, si sono portati all’altro mondo l’altra metà del segreto dei segreti su cui la Procura di Palermo non ci dorme ancora la notte: ci fu o no trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato? Salvatore Riina da Corleone, classe 1930, 26 ergastoli da scontare e 24 anni di carcere consumati a rimuginare, minacciare e ripetersi che a dare la vita e la morte era sempre lui, è rimasto muto fino alla fine dei suoi giorni. Muto come si conviene a un Capo dei Capi e assassino feroce che, tra acido per squagliare i bambini e bombe per le stragi, non si è mai fatto mancare nulla. Un vero capo Mafia.

Riina e Provenzano boss di Cosa Nostra al 41 bis

Tutto il mondo che aveva visto cadere come mosche magistrati e poliziotti e aveva visto saltare in aria strade e autostrade, rimase sbalordito davanti a quella faccia da contadino spaesato che la mattina del 15 gennaio 1993 accompagnò la notizia del suo arresto. Il Padrino era un normale uomo, neanche tanto imponente, possibile? Certo che sì. Sia Riina, sia Provenzano hanno le radici nelle stesse campagne di Corleone, e avevano fatto tutta la strada insieme prima di dividersi e darsi il cambio al vertice di Cosa Nostra. E come Zu Binnu, Totò U Curtu, era stato nascosto vent’anni peggio di un fantasma, durante i quali si era sposato in chiesa con Ninetta Bagarella e aveva fatto tre figli. Giovanni Falcone definiva la Mafia un fenomeno umano, con un inizio ma anche una fine, come ripensare ai 57 giorni di Paolo Borsellino e la sua consapevolezza di essere un “morto che cammina”. Ma la morte di Totò Riina era annunciata.

Morte Totò Riina, ci fu trattativa Stato e Mafia?

Riina da Corleone se ne è andato nel giorno del suo ottantasettesimo compleanno, ma è un fatto che avesse cominciato a morire esattamente il 30 gennaio 1992, quando la Corte di Cassazione confermò le sentenze del maxiprocesso contro Cosa Nostra istruito proprio da Falcone e Borsellino. Fu lì che tutto si ruppe, ovvero l’alleanza con i pezzi dello Stato che fino a quel momento gli avevano garantito l’annullamento delle sentenze, e il patto con la politica che gli aveva consegnato tutta la Sicilia. Fu allora che Riina decise che tutti dovevano pagare tutti per quello schiaffo inaccettabile, facendogli fare la “fine del tonno”. La verità su cosa accadde veramente nei dodici giorni prima del suo arresto la sanno solo lui e Provenzano, il quale, probabilmente, lo vendette allo Stato per evitare di vedere la fine di Cosa Nostra. Probabilmente, per ringraziarlo, non si perquisì subito la villa in cui Riina si nascose con la famiglia, finché i “picciotti” non la ripulirono per bene. Solo allora i Carabinieri ricevettero l’ordine di fare irruzione, per scoprire il nulla.