Trauma psicologico: di cosa si tratta e come risolverlo

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Sono tantissime le persone che, ogni giorno, hanno a che fare con le problematiche successive ai traumi psicologici. Cosa sono? Come affrontarli? Nelle prossime righe, cercheremo di rispondere assieme a queste domande.

Cos’è un trauma psicologico

Quando si parla di traumi psicologici, si inquadra un evento fortemente stressante, che mette a repentaglio la sicurezza e le certezze di una persona. Ricordiamo che, quando ci si muove in questo ambito, non si inquadra per forza qualcosa di pericoloso per la vita. Il trauma psicologico, infatti, è profondamente legato alla soggettività. Come gestirlo? Come risolverlo? Vediamolo assieme nel prossimo paragrafo.

Come risolverlo

Per risolvere un trauma psicologico – o per meglio dire le sue conseguenze, come per esempio il disturbo post traumatico da stress – è innanzitutto necessario che la persona affronti in qualche modo la memoria traumatica, a prescindere da quando è collocata (molte volte, i traumi psicologici risalgono all’infanzia).

Essenziale è anche fare in modo di riuscire a scaricare l’energia legata al suddetto trauma, imparando nel corso del tempo a gestire le emozioni. Per concretizzare tutto questo, la cosa giusta da fare è rivolgersi a uno psicoterapeuta.

Ricordiamo che, per arrivare a un risultato, è opportuno lavorare sulla relazione terapeutica, uno dei cardini del percorso di terapia. Se in generale è cruciale che uno psicoterapeuta sia empatico, quando si parla di traumi psicologici questo aspetto è ancora più importanti. Ricordiamo infatti che, in casi del genere, è essenziale che la persona traumatizzata si fidi ciecamente del professionista che ha davanti.

Come sopra ricordato, una chiave per arrivare alla risoluzione del trauma è l’esposizione ai ricordi dell’evento in questione. Perché questo percorso sia funzionale, è basilare, ribadiamo, che la persona si fidi del terapeuta, lasciandosi guidare.

Racconto e non solo

Quando si parla dei percorsi per risolvere un trauma psicologico, tra i principali è possibile citare il racconto. Da non dimenticare è anche la tecnica EMDR (acronimo per Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

Di cosa si tratta? Di una tecnica psicoterapeutica che si basa innanzitutto sul ricordo dell’esperienza traumatica. Essenziale è il ricorso ai movimenti oculari, ma anche ad altre forme di stimolazione somministrate in maniera alternata. Grazie a tutto ciò, è possibile operare una desensibilizzazione nei confronti dell’evento traumatico che, man mano che si procede con la seduta, perde la sua carica emotiva negativa.

Negli ultimi anni, tantissimi terapeuti hanno iniziato a proporre la tecnica dell’EMDR. Basata sul modello AIP (elaborazione adattiva dell’informazione), pone in primo piano il fatto che, a seguito di un evento traumatico, le informazioni in merito ad esso vengono immagazzinate nella memoria in maniera non funzionale.

Queste informazioni rimangono in qualche modo intrappolate nelle reti neurali e, attraverso l’EMDR, vengono liberate e inserite in un processo di elaborazione corretta.

La terapia con EMDR inizia con un’anamnesi del paziente, a seguito della quale il terapeuta fornisce tutte le informazioni su come si svolge la seduta. Quest’ultima prevede, come già detto, l’esecuzione di stimolazioni oculari da parte del terapeuta.

Il professionista in questione invita il paziente a focalizzarsi sul ricordo che gli ha provocato il trauma e, nel contempo, a seguire i movimenti delle mani messi in atto dal terapeuta.

Fondamentale è che i movimenti oculari avvengono nel momento in cui il paziente focalizza in testa l’immagine del trauma. Così facendo, è più semplice favorire la rielaborazione delle emozioni negative ad esso associate.

A seguito della seduta si apre la parentesi della ristrutturazione cognitiva, con il paziente invitato a modificare in maniera positiva il suo approccio ai pensieri legati all’evento.