Trony in crisi: posti a repentaglio per quasi 800 lavoratori

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Posti a rischio per circa 800 lavoratori della compagnia Trony, azienda venditrice di elettrodomestici e prodotti elettronici al dettaglio.

E’ ormai da dicembre che gli addetti alla catena percepiscono soltanto il 20% dello stipendio dovuto. La società vive la crisi da alcuni anni a causa di manovre di management sbagliate e della concorrenza presente sul mercato e-commerce.

Trony in crisi, società in vendita

Dal 24 gennaio scorso la catena, gestita da Dps Group e appartenente all’imprenditore pugliese Antonio Piccino, ha cominciato la procedura del concordato in bianco e da allora spera di inciampare in un eventuale acquirente.

La procedura concordataria prevede che i lavoratori dal 24 gennaio riceveranno il pagamento nella quota che verrà scelta dal commissario della Dps Alfredo Haupt, nominato dalla giudice delegata del Tribunale di Milano Irene Lupo. Per le spettanze che si riferiscono a date anteriori, i pagamenti sono bloccati e fermi in una percentuale del 20% degli stipendi.

Il segretario nazionale di Fisascat Cisl Mirco Ceotto ha detto che “La vera preoccupazione riguarda le prospettive future. Circa un mese fa si era parlato di un possibile acquirente per 15 dei punti vendita di Trony , il che avrebbe permesso di puntare al risanamento dell’intero grupp. Il fatto che fino a questo momento non sia ancora arriva alcuna proposta concreta è motivo di grande allarme”.

Trony: la sorte dei lavoratori

I lavoratori di Trony non hanno smesso di presentarsi regolarmente al lavoro ma non hanno la possibilità di svolgere le proprie attività per la carenza di prodotti da vendere. Già a dicembre la maggioranza dei fornitori ha bloccato le consegne a causa della mancanza di liquidità dell’azienda. Accanto agli stipendi e alle incognite per il futuro si mette quindi per i lavoratori il pericolo di non poter svolgere il proprio lavoro di vendita per carenza di articoli in magazzino. Ceotto ha concluso dicendo “La settimana prossima ci sarà un incontro al Ministero del Lavoro per sbloccare la situazione di una delle società controllate, che riguarda tuttavia soltanto quattro punti vendita. Aspettiamo ulteriori convocazioni, anche dal Mise“.