Tubercolosi a Torino: cinque casi gravi, è epidemia?

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Tubercolosi a Torino, in particolare tra i rifugiati dell’ex Moi: ad ora sono cinque casi accertati. Pare infatti che la tisi si sta diffondendo tra i rifugiati che sono ospiti nell’ex Moi. Cinque immigrati, oche vivono nelle palazzine del Lingotto, sono risultati positivi alla malattia e uno di loro è ricoverato in gravi condizioni all’Amedeo di Savoia.

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Tubercolosi a Torino: la paura tra la gente

Data la velocità con cui si propaga il contagio, martedì 17 aprile, c’è stata in prefettura una riunione per far fronte al problema che sta aumentando la tensione nella zona del villaggio olimpico di Torino e che si è di gran lunga amplificata dopo gli episodi che hanno costretto ai primi sgomberi e al piano di risistemazione dei circa mille ospiti delle palazzine che in questo momento è fermo.

Maurizio Marrone, dirigente nazionale FDI, ha dichirato che “Da emergenza di ordine pubblico a emergenza criminale a emergenza sanitaria: chi ha la responsabilità politica di questa escalation se non chi si impunta a non sgomberare solo per ideologia buonista?”

Tubercolosi a Torino: la critica politica

La reazione politica non ha tardato ad arrivare e ci si domanda cos’altro deve succedere prima di arrendersi all’idea di mandar tutti via.

Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia afferma “Dopo la violenza e la droga, anche la tubercolosi: alla occupazione dell’Ex MOI si sommano le emergenze e diventa sempre più pericolosa una situazione non gestita ed ingestibile. La proposta dell’Amministrazione comunale di fare uno screening è fuori dalla realtà oltre che fuori tempo massimo. Mentre lo si fa infatti rischia di esserci una vera epidemia capace di colpire gli occupanti, gli operatori li dislocati, ma soprattutto i residenti del quartiere Filadelfia-Lingotto. Cos’altro deve accadere prima di arrendersi all’inevitabilità dello sgombero?”.

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