Tumore alla prostata: quando conta davvero sottoporsi alla risonanza magnetica?

Il tumore alla prostata è tra i più comuni nel genere maschile. Normalmente si parte col fare il test del Psa, e qualore il valore dovesse essere sospetto, ci si sottopone alla biopsia.

Queste sono le tappe obbligate a scopo preventivo per tutti gli uomini over 50 contro il cancro alla prostata, che ad oggi risulta essere il più diffuso con 35 mila diagnosi nel 2017. Un iter simile appare anche abbastanza invasivo nella persona in questione, anche perché pare che l’urologo dopo aver prelevato una dozzina di campioni possa non essere in grado di accorgersi della presenza di un tumore aggressivo.

Tumore alla prostata e risonanza: lo studio

Appare dunque evidente che, ci vogliono diagnosi più mirate, così come emerge dallo studio Precision, pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha visto all’opera ricercatori di 11 Paesi, tra i quali Alberto Briganti (vicedirettore dell’Istituto di ricerca urologica dell’Irccs San Raffaele di Milano), Valeria Panebianco (coordinatrice dell’unità prostata del Policlinico Umberto I di Roma) e Francesco Giganti (radiologo all’University College di Londra).

È così venuto fuori che il metodo più rassicurante si nasconde nella risonanza magnetica, che è con ogni probabilità un elemento perfetto per raggiungere il doppio scopo: ridurre la diagnosi di tumori e rendere più accurata quella delle neoplasie “attive”.

Tumore alla prostata e risonanza: l’esito della ricerca

La ricerca ha messo in esame ben 500 uomini che si erano già premurati di effettuare il dosaggio del Psa.

E i valori rilevati erano tra 4 e 10, presenti in una zona grigia, perché non consente di avere il fondato sospetto della presenza di un tumore né di escluderlo.

La metà degli uomini è stata quindi sottoposta alla biopsia prostatica eco guidata, l’altra metà alla risonanza magnetica e gli esiti sono stati chiari. Pare che i tumori più aggressivi siano stati scoperti nel 38% degli uomini del primo gruppo, rispetto al 26% rilevato nel gruppo di confronto. Questo mette in risalto che, secondo il   “la risonanza magnetica può essere un’ utile arma per identificare i pazienti che necessitano di prima biopsia. Infatti il Psa, da solo, non sempre è sufficientemente accurato per identificare il candidato alla biopsia prostatica”.

Informazioni su Alessia D’Anna 540 Articoli
studentessa in giurisprudenza amante della scrittura, con esperienza nelle notizie dell'ultima ora

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.