Un anno senza Giulio Regeni, la richiesta di verità: chi l’ha ucciso? Gli hashtag #365giornisenzaGiulio #VeritàperGiulioRegeni

By | 25 gennaio 2017
Un anno senza Giulio Regeni, la richiesta di verità: chi l'ha ucciso? Gli hashtag #365giornisenzaGiulio #VeritàperGiulioRegeni

Un anno senza Giulio Regeni! Ancora una volta sui social si torna a parlare del ricercatore universitario ucciso al Cairo, con gli hashtag #365giornisenzaGiulio e #VeritàperGiulioRegeni. Durante il 2016 si sono avanzate diverse ipotesi sulla sua morte, ad esempio che il ragazzo stesse collaborando a stretto contatto con un sindacato che ancora oggi si oppone al governo del generale Al Si-si: dunque chi l’ha ucciso? Ad oggi però, giorno in cui ricorre il primo anniversario della morte di Giulio Regeni, con la pubblicazione di un video si apre una nuova pista… La famiglia dell’accademico continua a chiedere e prendere di sapere quale sia la verità.

Nell’arco dell’anno sono state diverse le piste seguite dagli inquirenti egiziani ed italiani sulle possibili cause che hanno portato alla morte di Giulio Regeni. Le uniche cose certe che ad oggi sappiamo sull’accademico sono: la morte avvenuta il 25 gennaio 2016, il ragazzo fu torturato, tanto che sul corpo sono state ritrovate delle incisioni, varie ferite di arma da taglio e addirittura bruciature provocate dallo spegnimento delle sigarette, in fine il ritrovamento del corpo il 3 febbraio del 2016 lungo l’autostrada Cairo – Alessandria. Dopo varie ipotesi nate sul perché della tragica vicenda Regeni, un’attenta analisi del suo pc, telefono e documenti… Continua a non esserci un colpevole, ma bensì una nuova pista che allontanerebbe Giulio Regeni da possibili legami con politicanti del luogo e addirittura servizi segreti. Nei giorni scorsi infatti è stato pubblicato un video che racconta le ore precedenti la scomparsa dell’accademico. Nel filmato troviamo Giulio Regeni che viene fermato da un commerciate Abdallah, che riprenderà la conversazione, lo stesso che a dicembre ammise di averlo consegnato al ministero degli Interni. Dietro la confessione di Abdallah, capo del sindacato egiziano degli ambulanti, si nasconderebbe un’altra verità.

Secondo quanto reso noto dalle ultimi indagini, il responsabile della morte di Giulio Regeni potrebbe essere proprio Abdallah che durante la loro ultima conversazione chiede all’accademico dei soldi per poter aiutare la moglie malata di cancro. Regeni all’epoca rifiutò spiegando: “Non si tratta di soldi miei, non posso darteli. Io sono un accademico, non posso usarle per ragioni private”. La nuova pista seguita dagli inquirenti è quella secondo cui Abdallah avrebbe ucciso Giulio Regeni, simulando appunto un interrogatorio, per paura che questo svelasse la verità. Per questo motivo la famiglia, i colleghi e Amnsty oggi, giorno in cui ricorre il primo anniversario della sua morte, chiedono a gran voce e sui social, con gli hashtag #365giornisenzaGiulio e #VeritàperGiulioRegeni, che giustizia venga finalmente fatta!

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