Valmalenco, autopsia Mattia Mingarelli: non ci sono segni di violenza

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Dopo tre giorni dal ritrovamento del corpo di Mattia Mingarelli è stato effettuato l’esame autoptico. Il ragazzo era scomparso il 7 dicembre. Non ci sarebbero segni di violenza, secondo quanto appreso dalle prime indiscrezioni. Proseguono le indagini.

Autopsia Mattia Mingarelli

Il dottore Paolo Tricomi ha effettuato l’autopsia sui resti di Mattia Mingarelli. Dell’agente di commercio si erano perse le tracce il 7 dicembre, e il cadavere è stato trovato il 24 dicembre. L’esame disposto dal sostituto procuratore non ha evidenziato segni di violenza. La morte di Mattia Mingarelli non è stata violenta ma naturale. Il 30enne comasco si era recato sulle montagne della Valmalenco, ci andava spesso in compagnia del suo cane e non era la prima volta che si trovava da quelle parti. Quello effettuato è solo il primo esame sul corpo del giovane, nei prossimi giorni si conosceranno i risultati completi.

Mattia Mingarelli non è stato ucciso

La famiglia di Mattia Mingarelli voleva conoscere la verità e una prima risposta è arrivata dall’autopsia. Il ragazzo non è stato ucciso così come ipotizzavano gli investigatori che nel corso delle indagini hanno seguito tutte le piste da quella dell’omicidio appunto, ad un allontanamento volontario. Il giorno prima dell’Immacolata Mattia è scomparso, l’ultima persona che lo ha visto è stato il gestore dei rifugio “Ai Barchi”, Mingarelli si era fermato per mangiare qualcosa prima di incamminarsi per l’escursione. I carabinieri hanno ascoltato più volte l’uomo in qualità di persona informata sui fatti.

Scomparso e ritrovato la Viglia di Natale

Dal giorno della scomparsa le ricerche di Mattia Mingarelli non si erano mai fermate, gli uomini del soccorso alpino, il militari del Sagf, i vigili del fuoco e i volontari della protezione civile hanno battuto palmo a palmo la Valmalenco. Il corpo senza vita del 30enne comasco è stato trovato solo il pomeriggio della Viglia di Natale, un gruppo di sciatori che si era spostato a quota 1800 metri ha scoperto il cadavere, facendo perdere definitivamente le speranze alla famiglia di riabbracciare Mattia.