Virus del Nilo: uomo di 69 anni muore

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Allerta Virus del Nilo in Italia. Un uomo di 69 anni (originario di Prata di Pordenone) ha perso la vita dopo aver contratto il Virus del Nilo. Certo è che l’uomo fosse di base già affetto da gravi patologie preesistenti.

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Virus del Nilo: Friuli in allerta

Dopo l’episodio, il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, ha dichiarato che «come per il precedente caso, si tratta di un decesso provocato da altre patologie sulle quali è intervenuta anche l’infezione da West Nile. Come già affermato la situazione rimane sotto l’attento controllo del Servizio sanitario regionale, senza alcun grado di allarme. Porgo, sia da parte della Regione sia personalmente le più sentite condoglianze alla famiglia».

Secondo il direttore generale dell’azienda sanitaria locale questo è il primo caso di morte a Pordenone da virus del Nilo. Non si deve creare panico dal momento che  la persona deceduta, di base era affetta già una serie di malattie importanti, non solo cardiache ma anche neuro-muscolari. In condizioni di salute precarie dunque, è molto più facile che il virus attecchisca e faccia danni.

l bilancio sul virus del Nilo

Pare che in totale, in Friuli Venezia Giulia siano stati registrati 14 casi certi di infezione da virus in questione e chiunque ne sia affetto ha di base già una salute altalenante.

Il reparto di Neurologia dell’ospedale di Pordenone e il nosocomio di San Vito al Tagliamento hanno ospitato un paziente che ha contratto il virus ma le cui condizioni di salute stanno decisamente migliorando. Anzi si prospetta pure la sua di!missione per la settimana prossima., ma le sue condizioni sono in miglioramento ed è prevista la sua dimissione per la prossima settimana.

Virus del Nilo cos’è? Sintomi e cura

Abbiamo preso dal sito ufficiale dell’iss le informazioni su cosa è il virus del Nilo.

Virus del Nilo Informazioni generali

La febbre West Nile (West Nile Fever) è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome). Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri.

Incubazione e sintomi

Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Diagnosi

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, pertanto è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. In alternativa la diagnosi può anche essere effettuata attraverso Pcr o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale.

Prevenzione

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente:

  • usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto
  • usando delle zanzariere alle finestre
  • svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante
  • cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali
  • tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Terapia e trattamento

Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

Maggiori info qui: http://www.epicentro.iss.it/problemi/westNile/westNile.asp

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