Coldiretti e la Blacklist: 11 prodotti “fake” che gli italiani acquistano

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Il 25% dei prodotti non sempre presenta l’origine in etichetta, il che potrebbe nuocere alla salute dei consumatori. Coldiretti ha deciso di dar vita ad una raccolta firme per chiedere al Parlamento Europeo norme più rigide e per stilare una Blacklist dei cibi “Fake”.

Coldiretti e la Blacklist, i prodotti incriminati sono tanti

I prodotti  falsi indicati sono molti e infatti Coldiretti ha deciso di chiedere al Parlamento Europeo che i consumatori possano sempre sapere da dove arriva il cibo che portano in tavola. La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo ha lo scopo di bloccare il cibo falso, oltre che a proteggere la salute. Ma in particolare vuole tutelare l’economia, fermare le speculazioni e preservare l’agricoltura italiana. Le imitazioni, ogni anno, portano un ammacco di 60 miliardi di euro all’economia dell’Italia, falsificazioni e pratiche commerciali sleali sono un danno per l’economia nostrana.

Coldiretti, qual è l’obiettivo???

Coldiretti  spiega «L’obiettivo è dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso».

Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, ha infatti affermato che «Adesso occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies del falso Made in Italy che non si arrendono e vogliono continuare ad ingannare i cittadini cercando di frenare nel nostro Paese l’entrata in vigore di norme di trasparenza e di grande civiltà».

Il primato italiano nella qualità e nella sicurezza alimentare deve essere difeso da chi cerca di sfruttare impropriamente il valore aggiunto creato attraverso le speculazioni. L’agricoltura italiana è quella con il maggior numero di prodotti a denominazione di origine Dop/Igp (293), e va preservata proprio perché si coltiva senza residui chimici fuori norma e senza l’uso di organismi geneticamente modificati.

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studentessa in giurisprudenza amante della scrittura, con esperienza nelle notizie dell'ultima ora

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