Coronavirus Napoli, paziente sputa contro infermieri e poi scappa. Il dg: “Sono disgustato”

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Coronavirus Napoli, paziente sputa contro infermieri

Ha del surreale quanto successo a Napoli, all’ospedale Cotugno. L’ospedale, che rappresenta uno dei pilastri campani nella lotta contro le malattie infettive, è stato preda di un atto certamente riprovevole e che ha visto protagonista un uomo. Il paziente, che presentava dei sintomi febbrili e che si trovava in fila per effettuare un tampone, ha iniziato a dare in escandescenze e, di fronte all’intervento di un infermiere e di una dottoressa, ha sputato contro di loro: il personale medico è naturalmente in quarantena, mentre in tantissimi – tra cui il direttore dell’ospedale Cotugno – si sono detti incredibilmente indignati per l’atto accaduto all’ospedale di Napoli. 

Lo sputo del paziente all’ospedale Cotugno di Napoli: infermieri in quarantena

E’ assurdo e assolutamente riprovevole quanto accaduto, nella serata del 10 marzo del 2020, all’ospedale Cotugno di Napoli: un uomo, che si era recato con mezzi propri al nosocomio per effettuare un tampone, dato il suo stato febbrile, ha iniziato a dare in escandescenze per la troppa attesa in fila che lamentava. A questo punto, quindi, ha iniziato a inveire verbalmente contro una dottoressa, dopo aver tolto la mascherina, e – a seguito dell’intervento di un infermiere – ha attaccato entrambi sputando contro le loro persone. I due operatori sanitari sono subito stati messi in quarantena, mentre l’uomo si è dileguato prima dell’intervento delle forze dell’ordine.

Il terribile e assurdo atto accaduto all’ospedale Cotugno di Napoli si è verificato a seguito di tante altre difficoltà sanitarie, presenti negli ospedali di Napoli, di cui ha fatto menzione il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. 

«Una situazione preoccupante è quello dei medici, che mano mano si stanno contagiando: abbiamo 6 medici positivi alla Federico II. La situazione – ha aggiunto – rischia di aggravarsi nei prossimi giorni e c’è un evidente che sovraccarico di lavoro per medici, infermieri e personale amministrativo. Cominciamo ad avere problemi anche da quel punto di vista. […] Stiamo lavorando anche al piano B, nel caso ci fosse un’esplosione del contagio. Lavoriamo per raddoppiare i posti letto in terapia intensiva. Oggi abbiamo 320 posti ma abbiamo intenzione di aggiungerne altri 590», ha spiegato il Presidente della Regione, che fornisce costanti aggiornamenti attraverso i suoi interventi in radio, social e non solo.

Il governatore ha poi concluso: «Ho chiesto alle Asl di ragionare su un contagio venti volte maggiore di oggi, dobbiamo pensare alla situazione più grave che può capitare, lavoriamo sulla situazione della Lombardia. Quindi c’è bisogno di 1600 unità di nuovo personale tra medici, infermieri, collaboratori tecnici, e poi servono letti attrezzati e le macchine che servono per la terapia intensiva. Il governo sta facendo un acquisto di 2mila ventilatori a livello nazionale, noi intanto cerchiamo di acquistare tutto quello che possiamo in maniera diretta, abbiamo già acquistato una cinquantina di strutture di ventilazione e ossigeno, poi attendiamo le forniture nazionali. Vorrei avere 500-590 posti letto nell’arco di una settimana, non immaginiamo di usarli tutti ma preferisco essere prudente piuttosto che scontare situazioni drammatiche»

Le parole del direttore dell’ospedale Cotugno di Napoli Maurizio De Mauro

Lo sputo dell’uomo contro l’infermiere e la dottoressa dell’ospedale Cotugno di Napoli, che sono naturalmente finiti in quarantena, è stato sicuramente un atto volontario e consapevole da parte di un paziente che, avvertendo sintomi febbrili, aveva deciso di effettuare un tampone. Non è mancata, da parte del direttore dell’ospedale Maurizio De Mauro, la risposta carica di indignazione rispetto al fenomeno incredibilmente violento, che ha portato a perdere due operatori in prima linea nella battaglia contro le malattie infettive. 

Il direttore generale dell’ospedale Coturno di Napoli Maurizio De Mauro ha dichiarato, a proposito: «Ho perso un medico e un infermiere validissimi che adesso devono state in isolamento e non possono dare, come hanno fatto finora il loro prezioso contributo. Sputare addosso a una persona quando si hanno, in un momento come questo, sintomatologie e febbre, equivale a sparare, non c’è differenza», poi aggiungendo, «Sono indignato, ci sono ragazzi che stanno dando l’anima: stamattina ho visto i neo assunti, ragazzine di 23-24 anni che forse non sanno a che cosa stanno andando incontro, pronte a dare il loro contributo in questa battaglia contro il coronavirus».

Parlando ad Adnkronos, il direttore generale dell’ospedale ha addirittura utilizzato toni peggiori, nel definire un gesto che – nella sua composizione – equivale a un colpo di pistola, dato il momento di particolare difficoltà che si avverte nel territorio napoletano e non solo. Ancora una volta è opportuno sottolineare le sue parole: «In questo momento, con i rischi legati all’epidemia di coronavirus, uno sputo, soprattutto quando si ha una sintomatologia influenzale, è un’aggressione violenta. È come sparare perché può essere estremamente lesivo. Sono disgustato»

Il direttore generale, che ha spiegato per bene anche le dinamiche dell’accaduto, ha chiarito che l’attesa che ha indignato l’uomo era di due casi piuttosto gravi che erano arrivati in ambulanza all’ospedale, e che avevano temporaneamente bloccato la fila: «Il risultato è che ora ho due ottimi operatori, bravi e impegnati, in isolamento a casa, che non potranno dare il loro contributo in questa fase. Noi, come sempre, continuiamo a lavorare 24 ore su 24 per dare risposte ai cittadini. Ma è incredibile che i nostri sforzi e le nostre risorse possano essere sprecati in questo modo. Tra l’altro l’attesa che avrebbe ‘irritato’ l’aggressore, era dovuta a due casi gravi arrivati in ambulanza»

L’uomo, che si era recato con mezzi propri all’ospedale, si è subito dileguato dopo l’accaduto, ma non è mancato l’intervento delle forze dell’ordine: «Il questore che ho sentito dopo l’episodio, ci ha dato disponibilità per l’intervento rapido, entro due minuti dalla chiamata,  e per un rafforzamento dei presidi, soprattutto in vista di un possibile aumento dei flussi e del panico legati all’epidemia da coronavirus», ha concluso Maurizio De Mauro.