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Tensione muscolare da stress: perché si accumula e dove

16/02/2026

Tensione muscolare da stress: perché si accumula e dove

La tensione muscolare da stress rappresenta una risposta fisiologica dell’organismo a stimoli percepiti come minacciosi o pressanti, attivando meccanismi neuroendocrini che preparano il corpo all’azione. Quando questa risposta si prolunga nel tempo, il sistema muscolare rimane in uno stato di contrazione costante che può generare dolore, rigidità e riduzione della mobilità articolare. Comprendere dove si localizza più frequentemente la tensione e quali sono i meccanismi che la alimentano consente di intervenire in modo mirato, riducendo il rischio di cronicizzazione.

Meccanismi fisiologici della tensione muscolare da stress

Quando il cervello interpreta una situazione come stressante, l’ipotalamo attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, determinando il rilascio di cortisolo e catecolamine come adrenalina e noradrenalina. Questi ormoni aumentano la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e il tono muscolare, predisponendo l’organismo alla reazione di attacco o fuga.

Nel breve periodo, la contrazione muscolare è funzionale alla sopravvivenza; nel medio-lungo termine, la persistenza di stimoli stressogeni mantiene attivo il sistema nervoso simpatico, impedendo il ritorno a uno stato di rilassamento completo. Il risultato è una contrazione parziale ma continua delle fibre muscolari, con riduzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti e accumulo di metaboliti come l’acido lattico.

La tensione muscolare da stress si manifesta spesso in modo subdolo, con sensazioni di indolenzimento o rigidità che tendono a peggiorare nelle ore serali. In assenza di interventi correttivi, questa condizione può favorire l’insorgenza di cefalea tensiva, dolori cervicali e lombalgie ricorrenti.

Zone del corpo più colpite dalla tensione muscolare

Sebbene la tensione possa coinvolgere qualsiasi distretto muscolare, alcune aree risultano particolarmente predisposte per ragioni anatomiche e posturali. Il distretto cervicale e le spalle rappresentano le sedi più frequenti di accumulo, poiché sono direttamente coinvolte nelle reazioni di difesa e nella postura da lavoro sedentario.

La muscolatura paravertebrale lombare costituisce un’altra zona critica, soprattutto in chi trascorre molte ore seduto o mantiene posture statiche prolungate. La combinazione tra stress psicologico e scarsa mobilità favorisce contratture che possono irradiarsi verso glutei e arti inferiori.

Anche la mandibola è spesso interessata: il serramento dentale involontario e il bruxismo notturno sono manifestazioni comuni della tensione muscolare da stress, con possibili ripercussioni sull’articolazione temporo-mandibolare e comparsa di dolori facciali o mal di testa.

In alcuni casi, la tensione coinvolge il diaframma, influenzando la respirazione e determinando una sensazione di fiato corto o respiro superficiale. Questa alterazione può alimentare ulteriormente lo stato di allerta, creando un circolo vizioso tra tensione fisica e percezione di stress.

Fattori che favoriscono l’accumulo di tensione muscolare

La persistenza della tensione muscolare non dipende esclusivamente dall’intensità dello stress percepito, ma anche da abitudini quotidiane e condizioni ambientali. Lavoro sedentario, utilizzo prolungato di dispositivi digitali e scarsa attività fisica riducono la capacità del corpo di scaricare le contrazioni accumulate durante la giornata.

La qualità del sonno incide in modo significativo: durante le fasi profonde del riposo notturno, il tono muscolare si riduce e si attivano processi di recupero tissutale. Disturbi del sonno o riposo frammentato impediscono questo recupero, mantenendo i muscoli in uno stato di attivazione residua.

Anche la respirazione superficiale, tipica delle situazioni di ansia, contribuisce alla tensione muscolare da stress. Un pattern respiratorio toracico e rapido aumenta l’attivazione del sistema simpatico, mentre una respirazione diaframmatica lenta favorisce il rilassamento.

Ulteriori fattori includono carenze ergonomiche nella postazione di lavoro, assenza di pause attive e mancanza di strategie di gestione dello stress, come tecniche di rilassamento o attività ricreative.

Conseguenze della tensione muscolare cronica

Quando la tensione muscolare si protrae per settimane o mesi, può determinare alterazioni funzionali che vanno oltre il semplice dolore localizzato. La riduzione della mobilità articolare limita l’ampiezza dei movimenti e aumenta il rischio di infortuni muscolari, soprattutto durante attività sportive o sforzi improvvisi.

La cefalea tensiva rappresenta una delle manifestazioni più diffuse, caratterizzata da dolore bilaterale, senso di pressione alla testa e rigidità del collo. A livello lombare, la contrattura persistente può favorire episodi di lombalgia acuta, con impatto significativo sulla qualità della vita e sulla produttività lavorativa.

Sul piano sistemico, la tensione muscolare cronica contribuisce a mantenere elevati i livelli di cortisolo, influenzando negativamente metabolismo, sistema immunitario e regolazione del peso corporeo. L’interazione tra componente fisica e psicologica rende la gestione della tensione un aspetto centrale nel benessere generale.

Strategie pratiche per ridurre la tensione muscolare da stress

Intervenire sulla tensione muscolare richiede un approccio integrato che agisca sia sui sintomi fisici sia sulle cause scatenanti. L’attività fisica regolare, in particolare esercizi di stretching e mobilizzazione articolare, favorisce il rilascio delle contratture e migliora la circolazione sanguigna nei distretti coinvolti.

La respirazione diaframmatica, praticata per alcuni minuti al giorno con inspirazioni lente e profonde, contribuisce a ridurre l’attivazione del sistema nervoso simpatico. Tecniche come il rilassamento muscolare progressivo, che prevede l’alternanza tra contrazione e rilascio volontario dei muscoli, aiutano a ristabilire la percezione del tono muscolare corretto.

L’ottimizzazione della postazione di lavoro, con monitor all’altezza degli occhi e sedia ergonomica, riduce il carico su cervicale e zona lombare. Inserire pause brevi ma frequenti durante la giornata consente di interrompere la contrazione prolungata e prevenire l’accumulo di rigidità.

Nei casi in cui il dolore sia persistente o limitante, la valutazione di un professionista sanitario permette di escludere patologie sottostanti e di impostare un percorso personalizzato che può includere fisioterapia, massoterapia o interventi mirati di gestione dello stress.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.