Birra italiana, l’ennesimo sgarbo della UE

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E’ in corso una sorta di modifica del sistema di classificazione delle birre e il Belpaese ne risulta danneggiato ancora una volta: perché l’Unione Europea ce l’ha col Made in Italy?

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Italia penalizzata, cambia la classificazione delle birre UE

E’ stato l’Avv. Dario Dongo a lanciare l’allarme sul sito GreatItalianFoodTrade.it e qualche utente ha ripreso il suo intervento su Twitter, facendo diventare un caso la birra italiana “maltrattata” dalla UE. L’Unione Europea, praticamente, ne ha combinata un’altra delle sue, obbligando gli Stati membri alla modifica del sistema di classificazione delle birre. Ennesimo sgambetto per il Belpaese, abituato a gustare le migliori birre in circolazione, ovvero la birra belga e la birra tedesca. Uno studio realizzato dal Reputation Institute prova che siano le birre italiane ad essere quelle più apprezzate tra i consumatori dell’Unione, visto che l’indice di gradimento è pari al 78,2%, mentre al Germania si classifica solo nona. Si sa che il Made in Italy non viene ben visto dai rivali, ma non si capisce come mai il cambio di sistema di classificazione delle birre possa danneggiare la produzione del territorio italico.

Birra Italiana meglio della belga e tedesca secondo i consumatori

Prima di questa sorta di cambio regole, i produttori di birra italiani sono stati sottoposti a norme più restrittive rispetto a quelle che devono osservare le aziende straniere, tanto che i produttori di birra italiana si sono anche lamentati molto. Ma poi, presa l’abitudine alle nuove norme, ci hanno anche provato gusto, visto che ci guadagnavano in qualità del prodotto finale e che le esportazioni e soprattutto le vendite compensavano gli oneri e i sacrifici: infatti, l’80% degli intervistati della ricerca, intitolata “Percezione delle Birre e delle Birrerie”, ha riconosciuto questi meriti alla bevanda prodotta in Italia. E qui entra in gioco la Legge, ovvero l’Avv.Dongo, un grandissimo esperto di legislazione alimentare e molto temuto da produttori e addetti alla filiera. Secondo lui, il nuovo regolamento dell’Europa avrebbe come obiettivo il cancellare le prescrizioni di una legislatura molto severa, ma ponendo standard bassi si avrà come conseguenza l’abbassamento della qualità del prodotto, e si teme che anche in Italia succeda la stessa medesima cosa, facendo diventare la birra nostrana un prodotto scadente e poco competitivo.

Pasta e riso, scontro sulle nuove etichette

Oltre alla birra, c’è altro motivo di scontro tra l’UE e l’Italia, ovvero la questione etichette. Col governo Gentiloni, il Belpaese ha varato un provvedimento che obbliga le grandi aziende all’esposizione in etichetta dello stabilimento di lavorazione o imbottigliamento, in caso di prodotti liquidi. L’Europa, però, ha già messo dei paletti, facendo sapere che le disposizioni sono incompatibili con il diritto dell’Unione Europea. Insomma, più in territorio italico si cerca di applicare una sorta di tutela sul Made in Italy, e più sembra che l’Europa faccia ostruzionismo. Del resto, il cibo italiano e i prodotti tipici sono i più imitati e contraffatti,  ma anche il cosiddetto cibo fake che può capitare sulle tavole degli italiani. Con questo termine, si indicano tutti gli alimenti che ancora non hanno l’obbligo di avere l’etichetta di provenienza.

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