Rinuncia all’eredità, conviene? Termini, costi e moduli da presentare

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La rinuncia all’eredità è quell’atto con il quale si manifesta la propria volontà a non ereditare i beni conferiti dal de cuius, ovvero dal defunto. Specialmente in questo periodo di crisi, non è raro che i debiti superino i crediti. La rinuncia, a differenza dell’accettazione, è un atto revocabile, a meno che non sia scattata la prescrizione di 10 anni. Conviene rinunciarvi? La Gazzetta di Parma ha fatto una analisi molto accurata, specificando anche l’iter da seguire in caso gli eredi prendano questa decisione. Di seguito, ecco i termini, i costi e i moduli da presentare.

Come fare una rinuncia di eredità e conviene agli eredi? I costi e i tempi di questa procedura la possono richiedere maggiorenni e minorenni, questi ultimi accompagnati da genitori o tutori legali che faranno domanda al Giudice Tutelare. Bisogna farne richiesta dal notaio o dal Tribunale in cui si è aperta la successione e si deve fare entro tre mesi dalla morte se si è in possesso dei beni, oppure entro 10 anni se non si è in possesso. Gli oneri a carico degli eredi sono la marca di bollo da 16 Euro e l’imposta di registro alla rinuncia da pagare in Tribunale: qui si varia da un minimo di 150 Euro a un massimo di 200 Euro. La revoca della rinuncia si potrà esercitare solo se gli eredi non siano già subentrati.

La rinuncia all’eredità può essere la soluzione più opportuna? Come riferito dalla Gazzetta di Parma, gli eredi non possono richiedere questo atto qualora vogliono rinunciare solamente a una parte del patrimonio del de cuius: un esempio un’azienda e l’abitazione. O tutto o niente, ma non sempre questa rinuncia è possibile se si superano i termini descritti nel precedente paragrafo e perché il diritto ad accettare l’eredità si trasmette anche ai discendenti.

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