Swaziland: il paese cambia nome, si chiamerà eSwatini

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La curiosa decisione è stata presa dal re, Mswati III, per via della tendenza a confondere l’ormai vecchio nome, Swaziland, con Switzerland. La decisione del monarca è stata accolta con pesanti critiche da parte del paese, che vorrebbe una maggiore concentrazione su problemi reali.

Swaziland, il paese indipendente da 50 anni

Lo Swaziland, ora conosciuto come Regno di eSwatini (il cui significato è “Regno di Mswati”, il monarca) o (se si considera uno dei nomi adottati da quando è stata proclamata l’indipendenza) Ngwane, è un piccolo paese situato nell’Africa meridionale.

Il paese, fino al 1968, era territorio britannico. Con quella fase di numerose indipendenze e decolonizzazioni, anche il piccolo territorio africano dichiarò indipendenza dal Commonwealth, assumendo la forma della monarchia costituzionale.

Dal 1986, invece, il paese è sotto la monarchia di Mswati III. Quando è diventato re, il giovane Makhosetive aveva soltanto 18 anni. Da quella data, molte delle posizioni e delle tendenze dello Swaziland stesso sono cambiate, piegandosi sempre più a un assolutismo monarchico che ha formalmente preso forma a partire dal 2006, quando il paese è diventato monarchia assoluta.

Da Swaziland a eSwatini, ma il cambiamento è solo formale

A 50 anni dall’indipendenza del 1968, quindi, il Regno di eSwatini perde un altro tassello importante (seppur formale) della sua preziosa storia. Dimostrazione del fatto che Mswati III ha stravolto completamente, nei suoi anni di monarchia, la storia e le tendenze politiche – sia in ambito interno che estero – del paese.

La decisione, presa per far sì che all’estero non si confondesse lo Swaziland con la Svizzera (Switzerland) era stata anticipata dalla tendenza del monarca di chiamare, in questo modo, il paese già in precedenza. Infatti, il paese era già stato ribattezzato in questo modo nel 2017, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e nel 2014.

Non poche sono state le critiche in merito: in effetti, il cambiamento è soltanto formale, e non rispecchia per nulla i reali problemi del paese stesso, dove vige ormai il regime assolutistico e si vive in condizioni più che precarie. L‘economia è bloccata, la politica, di fatto, pure. Dal 2006, infatti, non esistono più partiti politici. Con l’instaurazione della monarchia assoluta, infatti, i partiti sono stati sciolti e non hanno più nessun valore.

Se fosse l’unica norma negativa, non servirebbe a giustificare tutte queste critiche. Basti pensare che, in merito all‘AIDS, nel 2001 è stata introdotta la legge della castità, che obbliga le donne a essere caste fino ai 24 anni. Soltanto recentemente sono state predisposte alcune deroghe, ma solo per donne sposate.

Anche in politica estera non va certamente meglio: dopo la caduta del regime dell’apartheid, il paese si è fortemente allontanato dal confinante Sudafrica, isolando sempre più la sua posizione politica all’interno dell’Africa stessa. Che un cambiamento così formale possa davvero placare l’ira di un paese che vive nelle difficoltà?

Informazioni su Bruno Santini 184 Articoli
Amante della scrittura e dell'attualità, esperto di news che spaziano tra svariati temi.

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