Vicenda Almaviva: la CGIL perde il ricorso e viene condannata a sua volta

Ricorderete la questione relativa ad Almaviva, il Call Center che ha provveduto a licenziare i propri dipendenti della sede romana. A seguito di difficili trattative tra Sindacati e Azienda, con l’intervento del Governo come mediatore, si giungeva ad un accordo per evitare il licenziamento dei lavoratori delle sedi di Roma, Palermo e Napoli ma la CGIL rifiutava l’accordo, con la convinzione di riuscire a trovare un accordo diverso e più favorevole per i lavoratori.

L’azienda aveva già dichiarato che un accordo diverso non sarebbe stato possibile ma il principale Sindacato italiano ha mantenuto fermo il timone in quella direzione. Di fronte ad un rifiuto dell’accordo per la sede romana, accordo invece approvato da Napoli e Palermo, l’azienda notificava ai lavoratori il provvedimento di licenziamento. A quel punto la CGIL faceva un passo indietro ma troppo tardivo: i licenziamenti furono confermati. Il Sindacato è ricorso in Tribunale per fare dichiarare nulli i licenziamenti ma il Tribunale ha respinto l’appello, invece ha condannato la CGIL per il mancato rispetto degli accordi precedenti sull’incremento della produttività.

Si nota una certa analogia con il referendum Alitalia in cui per andare alla ricerca di un migliore accordo si rischiano migliaia di posti di lavoro. Queste vicende aprono un dibattito sulla reale capacità dei sindacati di gestire le vertenze e di tutelare seriamente il posto di lavoro dei lavoratori, anzi mettendolo a repentaglio per interessi puramente di politica sindacale.

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