Gli effetti più evidenti della pandemia

0
pandemia

Con l’emergenza pandemica che ci ha interessato in questi due anni, molti sono stati gli effetti negativi che la società ha dovuto sopportare, non solo dal punto di vista medico, ma anche da quello relazionale. Sono infatti aumentati i casi di violenza domestica: molte richieste di aiuto sono arrivate alle autorità da parte di donne che costrette dal lockdown a vivere con partner violenti, non avevano mezzi e modalità di allontanarsi da casa.

Per quanto la violenza sia parte integrante del novero degli effetti della pandemia, non si può nascondere che anche prima del coronavirus, il femminicidio risultava essere una piaga sociale, un’emergenza a cui trovare rimedio. Termine coniato solo di recente, rappresenta le uccisioni delle donne da parte di partner, fidanzati, mariti. La ragion d’essere di questo reato è pertanto la natura violenta che correla reo e vittima, nonché la condizione di subordinazione che la donna vive rispetto al suo compagno. I dati parlano chiaro: già nel 2019 si contavano ahimè 111 morti per femminicidio, 93 delle quali ammazzate tra le mura domestiche. Considerato che nello stesso anno gli omicidi sono stati circa 315 in Italia, quasi 1/3 ha riguardato donne.

Il preambolo era doveroso per capire a pieno come l’emergenza COVID-19 abbia impattato negativamente anche sulla salute psichica delle persone, accrescendo una problematica sociale che già interessava il nostro paese su larga scala. La costrizione (sicuramente dovuta per l’incolumità della collettività) alle mura domestiche durante i lockdown, ha accresciuto la violenza di genere, facendo nascere una matrioska di emergenza nell’emergenza.

Analizzando le statistiche redatte dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, nei primi sei mesi del 2020, il numero dei delitti è salito del 10% (passando dal 35% al 45%). Il 90% delle donne è stato ucciso tra le mura domestiche per mano di ex partner o mariti. I dati raccolti dall’ente sono a dir poco preoccupanti, soprattutto se messi a confronto con quelli del decennio precedente: nel 2012 ad esempio i delitti in ambito familiare avevano interessato il 59% delle donne, contro l’83,8% che si era registrato nel 2019. Nel 2020 si calcola che ogni tre giorni ci sia stata una vittima di sesso femminile: da gennaio ad ottobre si sono contati 81 delitti ai danni delle donne.

Rispetto ad una condizione “normale” senza cioè il lockdown, le donne hanno subito anche l’aggravante di non potersi mettere facilmente in contatto con i centri anti violenza, data la costante presenza degli aguzzini in casa. Ecco perché, nell’arco dei primi mesi del 2022 abbiamo raggiunto il valore record dell’89% delle morti femminili (un valore preoccupante, che supera del 4% quello dell’anno appena trascorso). Ad ogni modo, per le donne che hanno trovato la forza e il coraggio di ribellarsi all’agonia della violenza, il 1522 è stata un’ancora di salvezza (si tratta del numero anti violenza).

Sempre l’Istat stima che nei primi 10 mesi del 2020, il centro ha ricevuto quasi 26.500 chiamate, contro le 21.290 ricevute l’anno precedente. Solo nei due mesi centrali di chiusura totale dell’Italia a causa del COVID, le chiamate sono state circa 5.031, pari ad un incremento del 73% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quasi tutte le chiamate pervenute sono state effettuate dalle vittime di violenza, mentre in pochi casi, le telefonate sono state effettuate da familiari consci di quanto accadesse tra le mura domestiche.

È possibile dire stop alla violenza sulle donne? L’interesse del Governo alla problematica è in continui crescendo, ma il coraggio di dire basta deve venire soprattutto dalle vittime. Basterebbe analizzare i dati elencati appena per capire a pieno quanto l’importanza di denunciare i maltrattamenti possa essere la propria ancora di salvezza, per scampare la morte.