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Semi di cannabis autofiorenti: a chi sono adatti?

Da Redazione

Maggio 31, 2022

Semi di cannabis autofiorenti: a chi sono adatti?
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Il mondo della cannabis è da tempo al centro dell’interesse di tantissime persone. Soprattutto negli ultimi anni, grazie in particolare a provvedimenti normativi come la Legge 242/2016 in Italia – giusto per citare uno dei tanti esempi del Vecchio Continente – hanno cominciato a informarsi sulle peculiarità anche non professionisti desiderosi sia di acquistare i prodotti, sia di iniziare la coltivazione a casa. Chi si riconosce in questa seconda situazione, sceglie spesso di comprare semi autofiorenti.

Considerati una vera e propria rivoluzione da parte dei breeder, hanno diverse caratteristiche positive e altrettanti contro. In generale, a chi sono consigliati? Scopriamolo assieme nelle prossime righe.

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Semi di cannabis autofiorenti, il non plus ultra per chi cerca il massimo della discrezione

La prima categoria di persone a cui vengono consigliati i semi di cannabis autofiorenti sono le persone che desiderano procedere alla coltivazione con il massimo della discrezione. Parliamo infatti di una tipologia di semi di cannabis che dà come risultato piantine la cui altezza è compresa tra i 50 e i 100 centimetri. Questa peculiarità le rende adatte a un’agevole coltivazione in balcone. Sempre in virtù di quanto appena ricordato in merito alle dimensioni, le autofiorenti sono considerate le piante adatte a chi ha poco spazio in casa.

Il budget ridotto

Una caratteristica interessante delle piante di cannabis autofiorenti riguarda il loro non essere fotoperiodiche. Ciò implica, in concreto, il fatto di non essere vincolate all’illuminazione ma solo all’età per quanto riguarda la crescita. La caratteristica appena citata si adatta alla perfezione a chi ha un budget ridotto e non ha molte possibilità per acquistare sistemi di illuminazione particolarmente complessi. Nella maggior parte dei casi, infatti, basta una semplice esposizione alla luce per 18 ore al giorno. Sì, la bolletta è messa a forte rischio ma, parliamoci chiaro, le soluzioni ci sono. Una di queste vede in primo piano il ricorso all’illuminazione a LED, notoriamente molto utile quando si tratta di risparmiare sui consumi.

Il fattore tempo

Al di là dell’abilità che si ha nella gestione dei germogli e delle piante, la cannabis autofiorente è consigliata a chi non può lasciare nulla al caso per quanto riguarda il fattore tempo. Questa tipologia di piante, infatti, non sopporta i rinvasamenti, il che è un grande vantaggio per chi vuole ottenere, in poco tempo, risultati eccellenti dal proprio raccolto.

Non c’è che dire: sono diversi i casi in cui si raccomanda a chi vuole iniziare a coltivare cannabis in casa il ricorso alle autofiorenti. Nell’elenco delle situazioni in questione è possibile citare quelle legate ai coltivatori che non hanno intenzione di imbarcarsi in operazioni di clonazione o taleaggio, ossia la procedura di riproduzione asessuata della pianta.

Quando si chiamano in causa le circostanze in cui il ricorso alle piante di cannabis autofiorente è particolarmente raccomandato, un doveroso cenno va dedicato alle situazioni in cui si coltiva outdoor in una zona il cui clima è particolarmente freddo.

Concludiamo rammentando che, al netto del motivo per cui si decide di ricorrere a questa tipologia di pianta per il proprio raccolto di cannabis, è bene ricordare che, per garantire ai germogli e alle successive piantine il massimo della prosperità, è innanzitutto necessario partire con il terriccio giusto. Quest’ultimo deve essere sufficientemente aerato (per ottimizzare questo fattore, è il caso di aggiungere della perlite).

Inoltre, non bisogna esagerare con le sostanze nutritive. Nella maggior parte dei casi, è sufficiente aggiungerne circa la metà rispetto a quelle che si utilizzano per le varietà fotoperiodiche.

In merito all’irrigazione, facciamo presente che le autofiorenti mal sopportano gli eccessi d’acqua. L’approccio ottimale prevede il fatto di bagnarle poco ma frequentemente. Giusto per fare un esempio rammentiamo che, nel corso del periodo vegetativo, la cadenza ideale è un’irrigazione una volta ogni due giorni.

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