I quattro comici preferiti dagli italiani

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La solarità è un tratto caratteristico degli italiani, popolo che ama divertirsi, ridere, scherzare e, perché no, sdrammatizzare. Queste qualità ci vengono riconosciute in tutto il mondo, dove veniamo percepiti – al netto di alcuni nostri storici “difetti” – come persone simpatiche, in grado di regalare sorrisi e rendere più gradevoli le serate in compagnia.

Lo sanno bene i tanti turisti, provenienti da ogni angolo del pianeta, che visitano il nostro paese: catturati dalle bellezze architettoniche e paesaggistiche, non tardano a rimarcare come il soggiorno venga resa maggiormente gradevole dalla nostra tipica ospitalità, mai invadente ed all’insegna dell’allegria e della gentilezza.

Non c’è da stupirsi, quindi, se gli abitanti del Belpaese amino la comicità e i grandi interpreti che l’hanno resa celebre ed immortale. Stabilire quale sia stato il più grande, è oggettivamente impossibile: diverse le epoche, troppo differenti i gusti di ogni singolo spettatore. Ma almeno quattro, più di altri, sono considerati dei veri e propri “totem”, che hanno segnato profondamente la storia cinematografica italiana.

Antonio de Curtis, in arte “Totò”

A detta di alcuni esperti e amanti del genere comico, Antonio de Curtis, noto a tutti come “Totò”, è stato il più grande di tutti i tempi. Soprannominato il “Principe della risata” per via delle discendenze nobiliari, fu rivalutato dalla critica cinematografica in data postuma alla sua morte, come aveva previsto lo stesso attore partenopeo.

Il “Principe”, infatti, dichiarò in un’intervista: “Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, parolone, elogi, mi scopriranno un grande attore, perché il nostro è un bellissimo paese, in cui però, per ottenere un riconoscimento, bisogna morire”. In base ad un recente sondaggio, nonostante siano passati oltre cinquant’anni dalla sua morte, Totò resta il comico più amato nel nostro paese.

Alberto Sordi, “core de Roma”

L’emblema della comicità romana è rappresentato, senza alcun dubbio, da Alberto Sordi, il cui ricordo resta indelebile nella mente degli italiani nonostante siano passati quasi vent’anni dal suo addio alla vita terrena. Un attore che ha ispirato intere generazioni di artisti romani venuti a galla negli ultimi quarant’anni, come ad esempio Carlo Verdone, col quale interpretò, nel 1982, uno dei film più belli dei primi anni ‘80: “In viaggio con papà”.

La vita artistica di Sordi ebbe inizio nell’immediato dopoguerra, dove ottenne un discreto successo radiofonico. La grande popolarità, però, la ottenne grazie al grande schermo ne “I Vitelloni”, dove, oltretutto, era inserito in un ruolo non da protagonista. Da qual momento, Sordi fu il mattatore di alcuni film che hanno fatto la storia del cinema italiano, come “Un americano a Roma”, “il conte Max”, “Domenica è sempre domenica”, “Il vigile” ed innumerevoli altre pellicole.

Pasquale Zagaria, per tutti “Lino Banfi”

Tre le generazioni cresciute negli ultimi tre decenni, un posto di rilievo lo occupa senz’altro Lino Banfi, che ha dimostrato la propria polivalenza ed ecletticità artistica in pellicole al di fuori dell’ambito comico. La grande popolarità dell’attore pugliese, tuttavia, arrivò negli anni ‘70, quando era uno dei volti di punta della commedia sexy italiana.

Le doti comiche di Banfi nel ruolo del “brutto, simpatico, goffo e arrapeto” ben si coniugavano col fascino smisurato e sensuale delle attrici di quell’epoca, difficilmente riscontrabile – se non cliccando qui – ai tempi nostri, dove le interpreti del grande schermo sembrano tutte catalogate in uno unico standard di bellezza, molto spesso tutt’altro che naturale.

Roberto Benigni, genio e sregolatezza

Per almeno venticinque anni, Roberto Benigni ha diviso il paese tra chi lo riteneva eccessivo e chi, invece, lo amava alla follia. Nel 1997, però, tutto il mondo riconobbe la sua grandezza col pluripremiato “La vita è bella”, che gli valse l’Oscar come “migliore attore protagonista” due anni più tardi: la memorabile camminata tra le poltroncine delle star di Hollywood per ricevere il premio direttamente dalle mani di Sophia Loren, è uno dei momenti più belli nella storia del cinema nostrano.

Negli ultimi anni, la graffiante comicità del Benigni degli anni ‘70 e ‘80, ha lasciato spazio al lato culturale e colto dell’artista toscano. E non sono pochi i fan di quei tempi che, a malincuore, rimpiangono il Benigni de “Il piccolo Diavolo” o “Johnny Stecchino”, due autentici campioni d’incassi che hanno fatto ridere milioni di italiani.