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Perché siamo sempre stanchi anche senza fare “troppo”

12/02/2026

Perché siamo sempre stanchi anche senza fare “troppo”

La percezione di stanchezza quotidiana non coincide necessariamente con un carico di lavoro eccessivo o con sforzi fisici intensi, poiché può derivare da fattori fisiologici, abitudini scorrette, condizioni ambientali e meccanismi psicologici che incidono sul livello di energia disponibile durante la giornata. Quando la sensazione di affaticamento diventa costante, anche in assenza di attività particolarmente impegnative, è opportuno analizzare con metodo le cause più frequenti e distinguere tra un semplice calo temporaneo e un segnale che richiede attenzione clinica.

Ritmi sonno-veglia alterati e qualità del riposo insufficiente

Sebbene il numero di ore trascorse a letto venga spesso considerato l’unico parametro rilevante, la qualità del sonno incide in misura determinante sulla stanchezza quotidiana, poiché frammentazioni, risvegli notturni e alterazioni del ritmo circadiano compromettono i processi di recupero fisico e cognitivo. Un adulto necessita in media di 7–9 ore di sonno regolare, ma ciò che conta è la continuità delle fasi profonde e REM, durante le quali si consolidano memoria e rigenerazione cellulare.

L’esposizione prolungata alla luce artificiale nelle ore serali, in particolare quella emessa da schermi digitali, riduce la produzione di melatonina e ritarda l’addormentamento, determinando un sonno meno ristoratore anche se apparentemente sufficiente in termini di durata. Allo stesso modo, l’irregolarità negli orari di coricamento e risveglio altera l’orologio biologico, generando una sensazione di affaticamento già nelle prime ore del mattino.

Tra le cause mediche da considerare rientrano disturbi come l’insonnia cronica, la sindrome delle apnee ostruttive del sonno e la sindrome delle gambe senza riposo, condizioni che riducono l’ossigenazione o frammentano il riposo senza che la persona ne sia sempre consapevole. In presenza di russamento intenso, risvegli con sensazione di soffocamento o sonnolenza diurna marcata, è consigliabile una valutazione specialistica.

Alimentazione squilibrata e carenze nutrizionali

Quando l’apporto nutrizionale non copre adeguatamente il fabbisogno energetico e micronutrizionale dell’organismo, la stanchezza quotidiana può rappresentare una manifestazione diretta di deficit metabolici che influenzano produzione di energia e funzionalità muscolare. Un’alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri semplici provoca picchi glicemici seguiti da rapidi cali, con conseguente sensazione di spossatezza poche ore dopo il pasto.

La carenza di ferro è una delle cause più frequenti di affaticamento, soprattutto nelle donne in età fertile, poiché livelli insufficienti di emoglobina riducono la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti. Anche deficit di vitamina B12, vitamina D e magnesio possono incidere su tono muscolare, concentrazione e resistenza alla fatica.

Una distribuzione irregolare dei pasti, con lunghi intervalli senza assumere nutrienti, contribuisce a fluttuazioni energetiche che amplificano la percezione di stanchezza. Integrare fonti di proteine, fibre e grassi buoni in ogni pasto favorisce un rilascio più stabile di glucosio nel sangue e una maggiore stabilità energetica durante la giornata.

Stress cronico e sovraccarico mentale

Anche in assenza di attività fisiche impegnative, un carico cognitivo costante può generare stanchezza quotidiana attraverso l’attivazione prolungata dei sistemi neuroendocrini responsabili della risposta allo stress. Quando l’organismo produce cortisolo in modo continuativo, si verifica una condizione di allerta che, nel tempo, conduce a esaurimento delle risorse energetiche.

Il multitasking, l’interruzione frequente delle attività e l’iperconnessione digitale richiedono uno sforzo attentivo elevato, con consumo significativo di energia mentale. Questa forma di affaticamento si manifesta con difficoltà di concentrazione, irritabilità e riduzione della motivazione, anche se le ore di lavoro non risultano superiori alla media.

Nei casi più persistenti, la stanchezza può rappresentare uno dei sintomi iniziali di condizioni come ansia generalizzata o disturbi dell’umore, in cui il senso di esaurimento si accompagna a alterazioni del sonno e della percezione di efficacia personale. Un confronto con un professionista consente di distinguere tra stress situazionale e problematiche psicologiche strutturate.

Sedentarietà e scarsa attività fisica

Sebbene possa sembrare controintuitivo, la mancanza di movimento contribuisce alla stanchezza quotidiana, poiché l’attività fisica moderata stimola la circolazione, migliora l’ossigenazione dei tessuti e favorisce la produzione di endorfine. Trascorrere molte ore in posizione seduta rallenta il metabolismo e riduce l’efficienza cardiovascolare, aumentando la sensazione di pesantezza e torpore.

L’esercizio regolare, anche sotto forma di camminate di 30 minuti al giorno, incrementa la capacità dell’organismo di utilizzare l’ossigeno e migliora la qualità del sonno, con effetti benefici sulla percezione di energia. L’assenza di attività motoria, invece, crea un circolo vizioso in cui l’affaticamento percepito riduce ulteriormente la propensione al movimento.

In ambito lavorativo, brevi pause attive durante la giornata, come alzarsi dalla scrivania ogni ora o svolgere esercizi di stretching, contribuiscono a ridurre la rigidità muscolare e a migliorare l’attenzione. La regolazione dell’ambiente di lavoro, con illuminazione adeguata e ventilazione corretta, supporta ulteriormente il benessere fisico.

Quando la stanchezza quotidiana richiede approfondimenti medici

Qualora la sensazione di affaticamento persista per settimane o mesi, interferendo con le attività quotidiane e non migliorando nonostante modifiche nello stile di vita, è opportuno escludere cause organiche attraverso una valutazione clinica. Patologie endocrine come l’ipotiroidismo, alterazioni glicemiche, anemia e infezioni croniche possono manifestarsi inizialmente con sintomi aspecifici tra cui stanchezza marcata.

Anche condizioni infiammatorie o autoimmuni, così come effetti collaterali di alcuni farmaci, rientrano tra le possibili cause da indagare. Un esame ematochimico di base, integrato da ulteriori accertamenti su indicazione medica, permette di individuare eventuali anomalie e impostare un trattamento adeguato.

La distinzione tra stanchezza fisiologica e affaticamento patologico si basa su durata, intensità e presenza di sintomi associati come perdita di peso involontaria, febbre, dolori diffusi o alterazioni dell’umore. Un’analisi tempestiva consente di intervenire prima che il quadro si complichi e di ripristinare gradualmente livelli di energia compatibili con le esigenze quotidiane.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to