Gallipoli, scappano i turisti: il declino della Rimini del Salento

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Gallipoli, scappano i turisti: il declino della Rimini del Salento

Era inevitabile, e chi in Salento ci vive 365 giorni all’anno, aveva preannunciato la disfatta del turismo. L’estate 2018 per Gallipoli è da archiviare, il calo di presenze rispetto al 2017 è del 40% circa, dati allarmanti se pensiamo che la città era considerata la Rimini del Salento, meta preferita soprattutto dai giovani.

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Il fallimento del turismo a Gallipoli

Da giorni si parla dell’estate 2018 come la peggiore dal punto di vista del turismo a Gallipoli. Gli imprenditori improvvisati e gli addetti ai lavori cercano di tirare avanti come possono, ma devono ammettere di aver fallito e devono rimboccarsi le maniche se non vogliono chiudere per sempre le loro attività. Sappiamo che la gente segue le mode, ma per le mete turistiche questo discorso non vale, se un posto è bello, spendi poco, magi bene e vieni trattato altrettanto bene, l’anno dopo ci ritorni. Il caso Gallipoli è emblematico: zero servizi, prezzi stellari.

Chiusi i locali simbolo di Gallipoli

Alcuni avevano ribattezzato Gallipoli come la Ibiza italiana per la presenza di locali che richiamavano onde anomale di turisti giovani da ogni angolo del Paese. La vita notturna in effetti era molto movimentata, un’offerta che faceva gola agli under 30. Rispetto allo scorso anno Gallipoli ha dovuto fare i conti con la chiusura di locali simbolo della movida salentina come la discoteca Le Cave e il Parco Gondar, l’arena più grande del sud Italia che ha ospitato artisti di fama internazionale. A questo si aggiunge che tra 20 giorni i proprietari del Samsara devono sgomberare l’area per una serie di questioni burocratiche che si trascinano da anni. Ferragosto almeno è salvo, ma il futuro della discoteca sulla spiaggia resta un vero e proprio punto interrogativo. Iniziamo a pensare che Flavio Briatore avesse ragione sul turismo in Salento, peccato che anche lui volesse sacrificare ettari di terreno per consacrarli al divertimento, in una zona dove non si può edificare.

L’improvvisazione a Gallipoli

Chi vi scrive ha radici salentine, ben radicate, come quelle degli ulivi. Fa male leggere articoli che parlano del fallimento di Gallipoli, anche se basterebbe spostare lo sguardo alle altre meraviglie che offre il Salento, dove ci sono ancora spiagge libere e incontaminate, da far invidia ai Caraibi. Eppure la ricostruzione del Corriere della Sera è quella più fedele al disastro dell’estate 2018. Gli imprenditori locali non hanno voluto investire nella qualità dell’offerta. Un weekend a Gallipoli arrivava a costare quanto una settimana in Grecia e Albania, in alloggi scadenti e a fronte di servizi scadenti. Bisognerebbe ripartire pensando al turista innamorato della bellezza del Salento e non a quello che paga l’affitto in nero ed è disposto a dormire sul balcone pur di scattare un selfie da Gallipoli. La quantità si fa con la qualità.

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