Come funziona un impianto di riscaldamento

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termosifoni

Qualunque sia il sistema adottato, l’impianto di riscaldamento obbedisce ad uno schema ben preciso. Il suo obiettivo infatti è importante, perché consiste nel creare all’interno degli ambienti domestici delle condizioni di estremo comfort e di benessere quotidiano. Possiamo distinguere fra gli impianti centralizzati e gli impianti autonomi. I primi sono degli impianti che producono il calore necessario a riscaldare un intero edificio composto da più appartamenti. Gli impianti autonomi, invece, sono degli impianti termici che possiamo definire unifamiliari, in quanto il loro scopo è quello di riscaldare soltanto un’unità abitativa. Mentre gli impianti autonomi permettono una gestione personalizzata, questa funzione non è invece disponibile per gli impianti centralizzati. Ma in ogni caso come è composto un impianto di riscaldamento? Vediamo di saperne di più a questo proposito.

Le parti fondamentali di un impianto di riscaldamento

L’impianto di riscaldamento è un insieme di componenti, fra i quali una parte essenziale è svolta dai tubi, come quelli che si possono trovare nel sito smricambi.com. In ogni impianto di questo tipo ci sono alcune parti fondamentali, come per esempio il generatore di calore e i terminali scaldanti.

Poi a seconda di questi ci possono essere altri dispositivi che completano l’impianto di riscaldamento, di cui una parte essenziale è costituita anche dal sistema di regolazione e contabilizzazione.

Il generatore di calore più comune è rappresentato dalla caldaia. All’interno di essa un combustibile viene fatto reagire con l’ossigeno. Si ha così la messa in atto di una reazione chimica di ossidazione, che determina la produzione di calore e prodotti gassosi di combustione.

Fra le caldaie più d’avanguardia ci sono quelle a condensazione, che sono studiate appositamente con sistemi che favoriscono il risparmio energetico. Esse funzionano recuperando parte del calore espulso con i fumi e agiscono nel ridurre i consumi e le emissioni.

La funzione svolta dalle tubazioni

Possiamo distinguere per quanto riguarda le tubazioni dell’impianto di riscaldamento tra impianti monotubo, quelli a due tubi e quelli a collettori complanari. Vediamo le differenze fra questi sistemi, che dipendono anche dal fluido termovettore utilizzato.

Negli impianti di riscaldamento monotubo troviamo soltanto un tubo che entra dall’alto ed esce dal basso da ogni radiatore, quindi tutti i radiatori risultano collegati in serie. Questo tipo di impianto è caratteristico dei sistemi più antichi, che possono causare dispersioni di calore, alle quali si dovrebbe rimediare installando per esempio delle valvole termostatiche.

Negli impianti di riscaldamento a due tubi la centrale termica solitamente è collocata in un piano basso. Qui vengono disposte le tubature orizzontali e da esse partono le colonne montanti che però alimentano soltanto un terminale dell’impianto su ogni piano. È un tipo di impianto che offre una maggiore flessibilità rispetto a quello che abbiamo descritto precedentemente.

Per quanto riguarda invece gli impianti con collettori complanari, possiamo dire che sono i più moderni e hanno come vantaggio il fatto di ridurre il numero di colonne montanti. Sono composti da una rete orizzontale di tubi di rame molto sottili in grado di collegare i corpi scaldanti agli attacchi sul collettore. Quest’ultimo poi a sua volta si allaccia alle colonne montanti.

I terminali di erogazione

I terminali di erogazione, se consideriamo quelli più classici, sono costituiti dai termosifoni. I più antichi sono i caloriferi in ghisa e i più moderni sono quelli in alluminio. Poi ultimamente sono stati messi in commercio anche i cosiddetti scaldasalviette, che sono ideali da collocare soprattutto in alcuni ambienti, come i bagni.

Attualmente troviamo impianti di riscaldamento alternativi, come per esempio quelli a parete, quelli a battiscopa e soprattutto gli impianti di riscaldamento a pavimento, che sono molto richiesti, perché assicurano una distribuzione uniforme del calore.