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Cos'è l'ONU e di cosa si occupa

07/07/2026

Cos'è l'ONU e di cosa si occupa

L'Organizzazione delle Nazioni Unite nasce il 24 ottobre 1945, a guerra appena conclusa, con la firma della Carta di San Francisco da parte di cinquantuno Stati che avevano deciso di costruire un'architettura istituzionale capace di impedire il ripetersi dei conflitti mondiali; una data che ancora oggi, a ottant'anni di distanza, definisce il perimetro entro cui si muove buona parte della diplomazia globale. Comprendere cos'è l'ONU significa comprendere non soltanto un organismo burocratico con sede a New York, Ginevra, Vienna e Nairobi, ma un sistema articolato di agenzie, trattati, risoluzioni e meccanismi di pressione che — con tutti i loro limiti strutturali — continuano a rappresentare il principale tentativo collettivo di governare la convivenza tra Stati sovrani.

Il sistema onusiano si regge su un paradosso che chiunque lavori con le sue istituzioni impara a riconoscere rapidamente: l'ONU dispone di autorità normativa e morale considerevole, ma non di poteri coercitivi autonomi nei confronti degli Stati membri più potenti; i suoi meccanismi di enforcement dipendono dalla volontà politica dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, i quali possono paralizzare qualsiasi decisione attraverso il veto. Questo non rende l'organizzazione inutile — sarebbe una conclusione affrettata — ma impone di valutarla con categorie diverse da quelle che si userebbero per uno Stato o per una federazione sovranazionale come l'Unione Europea.

Nel 2026, con 193 Stati membri e un bilancio ordinario che supera i tre miliardi di dollari annui — a cui si aggiungono i fondi separati per le operazioni di pace e per i programmi delle agenzie specializzate — l'ONU resta l'unico foro universale in cui ogni paese del mondo, indipendentemente dalla propria dimensione o ricchezza, siede formalmente allo stesso tavolo. Questa caratteristica, che in molti ambienti viene considerata una debolezza (troppi attori, troppi interessi divergenti), è in realtà l'elemento che le conferisce una legittimità politica irriproducibile.

La struttura istituzionale: organi principali e funzioni distinte

La Carta delle Nazioni Unite istituisce sei organi principali, ciascuno con competenze specifiche che non si sovrappongono in modo casuale ma riflettono un disegno preciso elaborato nel 1945 e rimasto sostanzialmente invariato, nonostante decenni di proposte di riforma: l'Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Segretariato, la Corte Internazionale di Giustizia, il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) e il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria, quest'ultimo di fatto inattivo dal 1994 dopo la decolonizzazione del Palau. L'Assemblea Generale riunisce tutti gli Stati membri con un voto ciascuno e delibera su questioni che vanno dal bilancio dell'organizzazione alle risoluzioni politiche, sebbene queste ultime abbiano carattere raccomandatorio e non vincolante.

Il Consiglio di Sicurezza è l'organo a cui la Carta attribuisce la responsabilità primaria del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale; è composto da quindici membri, cinque dei quali permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) con diritto di veto, e dieci eletti a rotazione per mandati biennali. Le sue risoluzioni adottate ai sensi del Capitolo VII della Carta — quello che riguarda le minacce alla pace, le violazioni della pace e gli atti di aggressione — sono giuridicamente vincolanti per tutti gli Stati membri, il che lo distingue nettamente dall'Assemblea Generale. Il Segretariato, guidato dal Segretario Generale, svolge funzioni esecutive e diplomatiche; il Segretario Generale non è un semplice funzionario amministrativo, ma un attore politico che può richiamare l'attenzione del Consiglio su qualsiasi questione che ritenga una minaccia per la pace internazionale.

Il sistema delle agenzie specializzate e dei programmi autonomi

Oltre agli organi principali, il sistema delle Nazioni Unite comprende una galassia di agenzie specializzate, fondi e programmi che operano con gradi variabili di autonomia rispetto alla sede centrale di New York; alcune di esse — come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) o l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) — hanno proprie strutture di governance, propri bilanci e propri processi decisionali, e il legame con l'ONU è di coordinamento più che di subordinazione gerarchica. Questo assetto riflette la natura federativa del sistema: ogni agenzia nasce da un trattato separato, ha i propri Stati membri (che non coincidono necessariamente con i 193 membri dell'ONU) e risponde in primo luogo alla propria assemblea di governo.

Tra i programmi operativi più rilevanti figura il UNHCR, l'Alto Commissariato per i Rifugiati, che nel 2026 gestisce situazioni di sfollamento forzato in oltre cento paesi e coordina risposte umanitarie di scala che nessun governo nazionale sarebbe in grado di affrontare unilateralmente; il UNICEF, che lavora sulla protezione dell'infanzia e sull'accesso all'istruzione e alla salute nei contesti di crisi; il PAM (Programma Alimentare Mondiale), che distribuisce assistenza alimentare a decine di milioni di persone ogni anno. Queste strutture operano sul campo con mandati distinti ma spesso si trovano a lavorare in parallelo nelle stesse aree di crisi, il che rende il coordinamento umanitario uno dei problemi pratici più complessi dell'intero sistema.

Il mantenimento della pace: operazioni sul campo e limiti operativi

Le operazioni di mantenimento della pace — i cosiddetti "caschi blu" — rappresentano uno degli strumenti più visibili dell'azione ONU e uno di quelli su cui si concentrano le critiche più articolate; nel 2026 sono attive circa dieci missioni in tre continenti, con un contingente complessivo di decine di migliaia di militari e civili forniti su base volontaria dagli Stati membri, tra cui figurano regolarmente paesi come Etiopia, India, Bangladesh, Pakistan e Nepal. Il mandato delle missioni di peacekeeping è definito dal Consiglio di Sicurezza caso per caso e varia considerevolmente: si va da missioni di monitoraggio di cessate il fuoco a operazioni multidimensionali che includono la protezione dei civili, l'assistenza alla transizione politica, il disarmo di gruppi armati e il supporto alla ricostruzione istituzionale.

I limiti di queste operazioni sono noti e documentati: dipendenza dalla disponibilità degli Stati a contribuire con truppe, regole d'ingaggio spesso restrittive che limitano la capacità di risposta in situazioni di violenza attiva, difficoltà di coordinamento tra contingenti nazionali con dottrine militari diverse, e — in alcuni casi storici — episodi gravi di abusi commessi dal personale ONU stesso, che hanno danneggiato la credibilità dell'organizzazione. Nonostante questi problemi, la presenza di una missione ONU in un'area di conflitto continua ad avere un effetto deterrente misurabile e a facilitare l'accesso umanitario in contesti in cui un intervento puramente bilaterale avrebbe costi politici ben più elevati.

Il diritto internazionale e il ruolo normativo dell'ONU

Una delle funzioni meno visibili ma più strutturalmente rilevanti dell'ONU riguarda la produzione e il consolidamento del diritto internazionale; attraverso la Commissione del Diritto Internazionale, attraverso le conferenze diplomatiche convocate sotto l'egida del Segretariato, attraverso le risoluzioni dell'Assemblea Generale che codificano principi consuetudinari, l'organizzazione ha contribuito a costruire nel corso di ottant'anni un corpus normativo che disciplina ambiti come il diritto dei trattati, il diritto del mare, il diritto internazionale umanitario, la responsabilità degli Stati e la protezione dei diritti umani. La Corte Internazionale di Giustizia, con sede all'Aia, risolve le controversie tra Stati che abbiano accettato la sua giurisdizione e fornisce pareri consultivi su questioni giuridiche sottoposte dall'Assemblea Generale o dal Consiglio di Sicurezza.

Il sistema dei trattati sui diritti umani — che include il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, il Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, la Convenzione contro la Tortura e numerosi altri strumenti — funziona attraverso comitati di esperti indipendenti che esaminano periodicamente i rapporti degli Stati e formulano raccomandazioni; si tratta di un meccanismo basato sulla trasparenza e sulla pressione normativa, non sulla coercizione, ma la sua efficacia nel lungo periodo è attestata dal fatto che molti Stati hanno modificato legislazioni interne a seguito di osservazioni conclusive dei comitati ONU. Il Consiglio per i Diritti Umani, con sede a Ginevra, completa questo quadro con procedure speciali — relatori speciali, gruppi di lavoro, commissioni d'inchiesta — che monitorano situazioni specifiche per paese o per tema.

L'Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nel contesto attuale

L'adozione nel 2015 dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con i suoi diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), ha ridefinito il mandato di sviluppo dell'ONU attorno a un quadro integrato che collega povertà, istruzione, salute, uguaglianza di genere, cambiamento climatico, biodiversità e governance in una logica di interdipendenza sistemica; nel 2026, a metà del percorso verso la scadenza del 2030, i rapporti di monitoraggio dell'ONU documentano progressi diseguali, con alcuni obiettivi — come la riduzione della mortalità infantile o l'elettrificazione rurale — che mostrano avanzamenti concreti, mentre altri, come la riduzione delle disuguaglianze o la lotta al cambiamento climatico, segnalano ritardi significativi rispetto ai target prefissati. Gli SDGs non sono trattati vincolanti: sono impegni politici volontari, il cui valore risiede nella capacità di strutturare le priorità nazionali e di fornire un linguaggio comune per il dialogo tra governi, organizzazioni internazionali, settore privato e società civile.

Il meccanismo di follow-up principale è il Forum Politico ad Alto Livello (HLPF), che si riunisce annualmente a luglio a New York e ogni quattro anni a livello di Capi di Stato nell'ambito dell'Assemblea Generale; gli Stati presentano Revisioni Nazionali Volontarie in cui documentano i propri progressi, con un livello di dettaglio e trasparenza che varia considerevolmente da paese a paese. Questo sistema di accountability, per quanto imperfetto, ha prodotto un effetto di apprendimento collettivo — la condivisione di dati, metodologie, politiche che funzionano e politiche che non funzionano — che costituisce uno dei contributi più pratici dell'ONU al governo globale dello sviluppo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to