Crisi Ucraina, l’impatto sulle imprese: costi e scenari

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Il conflitto Russia-Ucraina scoppiato il 24 febbraio 2022 ha generato una serie di conseguenze sul sistema economico e sociale già fortemente provato da due anni di pandemia.
Il governo nazionale ha provveduto a mitigare l’aumento dei prezzi con alcuni interventi normativi e a luglio è previsto un nuovo Decreto Aiuti del valore di circa 13 miliardi per aiutare famiglie e imprese a far fronte agli aumenti e all’inflazione. Queste azioni però non sono risolutive per una crisi che si prospetta ancora lunga e che porterà necessariamente dei cambiamenti sulle modalità di approvvigionamento delle materie prime, sulla diversificazione delle importazioni e avrà un impatto importante su agricoltura e abitudini delle famiglie.

Crisi Ucraina: aumento dei costi delle materie prime

Russia, Ucraina e Bielorussia sono i principali fornitori di energia, prodotti agricoli e metalli. Secondo i dati Confindustria nel 2020-21 la Russia ha esportato il 14,8% del totale mondiale di grano ed è il 7° produttore al mondo di rame. In Italia forniva il 38% del gas.
Dai dati Coldiretti emerge invece che l’Ucraina è il 2° fornitore di mais in Italia (13% del totale) e che fornisce 260 milioni di chili di olio vegetale.
A marzo 2022 il gas è salito a 227 euro per mwh, rispetto ai 72 prima del conflitto. Il petrolio ha raggiunto 133 dollari al barile: erano 99 prima della guerra. Il prezzo del grano è aumentato del 34% in due settimane e quello del mais del 10%. Aumenti si sono registrati anche per il rame, il nickel e l’alluminio.
In questa crescita esponenziale dei costi delle materie prima a pagarne le spese sono state innanzitutto le imprese, che hanno visto lievitare i loro costi in maniera repentina con danni sull’intera filiera produttiva.

È stato necessario un calcolo del costo di produzione aggiornato alla luce degli aumenti per riuscire a tenere in piedi le produzioni e ridurre le perdite il più possibile. Come si può immaginare questo ha generato un aumento dei prezzi diffuso che ha avuto importanti ripercussioni sulla spesa degli italiani. Secondo i calcoli di Confindustria il costo di produzione solo per l’energia è aumentato del 77%, con una crescita della bolletta mensile italiana di 5,7 miliardi.

Crisi Ucraina: riduzione dell’export

Un ulteriore impatto della crisi Ucraina deriva dalle sanzioni e contro-sanzioni. Il blocco dell’export in Italia è preoccupante per alcuni prodotti italiani, per i quali il mercato russo supera il 10% del mercato. In questi scenari inoltre, visti gli aumenti dei prezzi e i blocchi per l’approvvigionamento, anche i progetti del PNRR sono a rischio perché le previsioni di costo potrebbero non corrispondere più e rendere rivedere alcuni progetto con conseguente allungamento dei tempi, costi maggiori per le aziende e rischio di non raggiungere in tempo gli obiettivi.

Crisi Ucraina: scenari futuri

Difficile fare previsioni in questo scenario, anche perché non si hanno certezze neanche sul Covid, anche se si spera possa aver definitivamente rallentato la sua corsa. Le ipotesi però prevedono un allentamento delle tensioni nella seconda parte del 2022, con un abbassamento dei prezzi di gas e petrolio. Per quanto riguarda il PIL, le analisi di Confindustria prevedono un +1,9% per il 2022 con una revisione a ribasso del 2,2%. Nel 2023 la crescita prevista è dell’1,6%. La crisi Ucraina ha dunque spostato il ritorno dell’Italia ai livelli pre-pandemia dal secondo trimestre del 2022 al primo del 2023. L’inflazione si assesterà invece al +6,1% per il 2022 con una revisione al rialzo di +4,7% rispetto a quanto previsto ad ottobre 2021.