Governo cambia rotta: salta manovra POS, ripartono le sanzioni

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Il governo Meloni cambia rotta sull'obbligo di POS: ripartono le sanzioni per i commercianti che non garantiscono i pagamenti con carta.

Il governo Meloni cambia rotta sull’obbligo di POS: ripartono le sanzioni per i commercianti che non garantiscono i pagamenti con carta.

Dietrofront sui pagamenti con POS: ripartono le sanzioni

Il governo Meloni è costretto ad un dietrofront per quanto riguarda i pagamenti con POS. La manovra finanziaria del centrodestra prevedeva una soglia minima di 60 euro sotto i quali non era obbligatorio per i commercianti accettare i pagamenti con POS.

In aggiunta, la legge di Bilancio promossa dal governo Meloni non prevedeva alcuna sanzione per i commercianti che non garantissero al cliente la possibilità di pagare con carta. Questo passaggio nel testo di legge eliminava di fatto l’obbligo di accettare pagamenti elettronici senza alcuna soglia di costo.

Anche se i commercianti si fossero rifiutati di accettare un pagamento con carta dal valore superiore a 60 euro, comunque non ci sarebbero state ripercussioni.

Ma adesso il governo cambia rotta: vengono ripristinate le sanzioni per i commercianti che non accettano pagamenti elettronici e si elimina la soglia dei 60 euro al di sotto della quale era legittimo chiedere solo contanti.

Tentativi di mediazione: la soglia di 30 euro

Consapevoli della difficoltà di applicare quanto promosso dalla legge di bilancio a proposito dei pagamenti con POS, i ministri del governo Meloni cercavano una via di uscita con compromesso.

L’idea dell’attuale governo per ovviare all’impossibilità di eliminare l’obbligo di accettare pagamenti con POS, prevedeva un abbassamento della soglia minima stabilita da 60 a 30 euro.

In altre parole, i commercianti avrebbero potuto chiedere ai clienti il pagamento in contanti solo se il prezzo da pagare non avesse superato i 30 euro, e non più i 60 euro.

Inoltre, restava l’intenzione di abolire in toto le sanzioni ai commercianti che si rifiutassero di accettare pagamenti elettronici.

Tuttavia, neanche questa proposta potrà andare in porto.

Le ragioni del dietrofront: Unione Europea e PNRR

Le ragioni che si celano dietro il cambio rotta del governo Meloni sull’obbligo di POS sono in realtà molto semplici e riguardano gli accordi con l’Unione Europea.

In parole semplici, quando all’Italia sono stati assegnati i 235 miliardi del PNRR, al governo del Paese c’era Mario Draghi, ed è alle sue politiche fiscali che l’Unione Europea ha subordinato l’ottenimento dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Fare passi indietro sulle politiche fiscali che combattono l’evasione promosse dai governi precedenti, prima il governo Conte e poi il governo Draghi, vorrebbe dire mettere a rischio i miliardi destinati al nostro paese dall’UE.

Per questo motivo, le trattative con Bruxelles comporteranno l’eliminazione della norma sul POS: all’esame della commissione di Bilancio della Camera, un emendamento alla manovra finanziaria cancellerà l’articolo che prevedeva lo stop alle sanzioni per gli esercenti che si rifiutano di accettare pagamenti con bancomat o carta di credito.