“Il debitore ha più diritti di quanti ne conosca”, intervista a Giuseppe Valvo
di Redazione
10/08/2026
Ricevere una telefonata da una società di recupero crediti è, per molte famiglie italiane, il momento in cui un problema finanziario latente diventa improvvisamente concreto. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Valvo, consulente del debito e divulgatore di educazione finanziaria.
Partiamo dalle basi. Chi sono, esattamente, le società di recupero crediti?
Sono aziende specializzate nell'incassare crediti rimasti insoluti. Nella quasi totalità dei casi non agiscono in proprio: lavorano per conto di banche, società di carte di credito, finanziarie, utility. Il debito nasce altrove, poi viene affidato o ceduto a loro.
C'è differenza tra "affidato" e "ceduto"?
Enorme, e quasi nessuno la coglie. Alcune società acquistano il portafoglio di crediti scaduti a una frazione del valore nominale, poi provano a incassare l'intero importo, e il margine è tutto lì. Altre lavorano su mandato, a commissione, prendendo una percentuale di quanto recuperano. In entrambi i casi l'obiettivo è massimizzare l'incasso, ma il fatto che un credito sia stato comprato per pochi centesimi sull'euro cambia lo scenario negoziale. Cambia di molto.
Molte persone credono che chi chiama abbia poteri quasi giudiziari.
È l'equivoco più diffuso. Una società di recupero crediti è un soggetto privato: non può pignorare, non può sequestrare, non può iscrivere ipoteche. Per arrivare lì serve un titolo esecutivo e un passaggio giudiziale. Quando qualcuno mi dice "mi hanno detto che domani mi portano via tutto", la prima cosa che verifico è se esista un decreto ingiuntivo. Spesso non c'è.
Che cosa dice la legge sulle modalità di contatto?
Il quadro è fatto principalmente dal Codice del Consumo, il D.Lgs. 206/2005, e dalla normativa privacy: D.Lgs. 196/2003 e Regolamento UE 2016/679, il GDPR. Le comunicazioni devono rispettare la dignità e la riservatezza del debitore. Sono vietati toni minacciosi o aggressivi. Gli orari devono essere ragionevoli, indicativamente dalle 8 alle 21, evitando i giorni festivi.
E sul contenuto della richiesta?
Vige un obbligo di trasparenza. Il debitore ha diritto di sapere l'importo complessivo, il nome del creditore originario e il dettaglio di interessi e spese aggiuntive. Se qualcuno chiede una cifra senza saper spiegare da dove nasce, quella cifra è una pretesa, non un debito accertato. Sono due cose diverse.
Quali comportamenti sono espressamente vietati?
Le pratiche moleste o scorrette: contatti ripetuti e privi di scopo, e soprattutto il coinvolgimento di parenti, amici, colleghi. Quest'ultimo punto è delicatissimo, perché è la leva psicologica più efficace e insieme la più illegittima. Chi la subisce può segnalare all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato o al Garante per la protezione dei dati personali.
Quanti se ne accorgono?
Pochissimi. La vergogna funziona da anestetico: la persona si sente in colpa per il debito e questo le impedisce di vedere che, nel frattempo, sta subendo una violazione. Il senso di colpa e i diritti sono piani separati. Puoi dover restituire dei soldi ed essere contemporaneamente vittima di una pratica scorretta.
In Italia chi sono gli operatori principali?
Il mercato è concentrato. Cerved Credit Management, del Gruppo Cerved, è tra i primi operatori nella gestione dei crediti in sofferenza. Banca Ifis è un istituto specializzato nell'acquisto e gestione di crediti deteriorati. Intrum Italia fa parte di un gruppo europeo leader del settore, con un posizionamento molto marcato sull'etica e sul rispetto del debitore. Poi ci sono AMCO, ex SGA, molto attiva sui crediti da prestiti bancari non pagati, Prelios, con una forte componente immobiliare e finanziaria, Fire Spa, Advancing Trade, AT Spa — l'Agenzia Italia, che lavora sia per il pubblico che per il privato — e Kruk, di origine polacca, presente in vari paesi europei. Si può consultare l’elenco degli operatori sul sito della banca d’Italia.
Nomi molto diversi tra loro. Cambia qualcosa per il debitore?
Cambiano gli approcci, le procedure interne, la disponibilità a trattare. Ma la regola resta una: la prima verifica non riguarda mai chi ti sta chiamando, riguarda che cosa ti sta chiedendo e se ha il diritto di chiederlo.
Cioè?
Prescrizione, legittimazione del soggetto che agisce, correttezza del conteggio di interessi e spese. Tre controlli che si possono fare prima di qualsiasi trattativa. Capita di trovare crediti prescritti ancora in circolazione, o cessioni documentate male. Non è la norma, ma succede abbastanza spesso da rendere la verifica obbligatoria.
Il suo consiglio a chi riceve oggi quella telefonata?
Non ignorarla e non cedere all'urgenza. Sono i due errori speculari. Chi ignora si ritrova mesi dopo con una situazione peggiorata; chi cede firma accordi svantaggiosi su una cifra che nessuno ha verificato. La via di mezzo è chiedere tutto per iscritto, prendere tempo e farsi accompagnare da qualcuno che sappia leggere le carte.
Gestire un debito, insomma, non è solo pagare.
Esatto. È capire quali sono i propri diritti e quali opzioni si hanno davvero a disposizione. Il pagamento è l'ultimo passaggio, non il primo.
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